Recensioni

Lo swing di First Time, disco epocale I sessant’anni dello storico incontro tra Duke Ellington e Count Basie (parte 1)

a cura di Guido Michelone

Prima di parlare di First Time il disco di Duke Ellington e Count Basie che compie sessant’anni e che nella storia del jazz rappresenta un capitolo fondamentale, occorre chiedersi ccosa sia lo swing, ovvero lo stile jazzistico che ne connota la fisionomia artistico-poetico-musicale. Lo swing è diretta conseguenza dell’immenso successo goduto dal jazz orchestrale - puntualizzato dalle cosiddette big band - durante il decennio 1935-1945, coincidente con due avvenimenti storici che aprono e chiudono un’era (appunto la swing era): da un lato l’affermarsi del riformismo del new deal, dall’altro la vittoria americana nella seconda guerra mondiale. Storici e sociologi affermano che la nuova ondata di ottimismo sopraggiunta dopo una crisi economica (con la sventata ulteriore minaccia hitleriana) sia per così dire contrappuntata da un’arte positiva, allegra, felice, disimpegnata, che si manifesta tanto nel cinema hollywoodiano (le commedie del regista Frank Capra, per esempio), quanto nella musica da intrattenimento che fa a ballare milioni di statunitensi e, volendo, il mondo intero.

L’animo swing, attraverso i grandi protagonisti, prima ancora di Ellington e Basie, dagli anticipatori come Fletcher Henderson e la Casa Loma Orchestra, ai celebratissimi leader bianchi (Benny Goodman, Tommy Dorsey, Artie Shaw, Glenn Miller, Charlie Barnet), dalla miglior big band nera (Jimmy Lunceford) alle cantanti esordienti in seno alle orchestrone (Ella Fitzgerald, Billie Holiday, Sarah Vaughan, Anita O’ Day) già si conosce, raccontato ovunque, nella storie del jazz. Ad esempio grazie a una recentissima Storia del jazz italiana in controtendenza rispetto al passato, in cui gli storici marxisti tendono a legare l’animo swing verso qualcosa di trascurabile in quanto fautore di musica commerciale, la presa di posizione è invece di rivalutazione.

Il testo di Luigi Onori, Riccardo Brazzale, Maurizio Franco, riassume magistralmente lo swing di Ellington e Basie e di tutti gli altri a cominciare dall’incipit del lungo capitolo intitolato Rhythm Is Our Business. La Swing Era: “La battaglia tra le orchestre era una cerimonia , una sfida un crudele rito di passaggio fondamentale nella Swing Era, celebrato davanti ai giudici-ballerini la musica passava attraverso il loro corpo, verificando se funzionasse davvero. Duke Ellington compose il brano Battle Of Swing e le cronache ne riportano molte, come quella tra le orchestre di Chick Webb e Benny Goodman”. Oppure, più avanti nel paragrafo Get Rhythm: “A un occhio superficiale potrebbe sembrare polticamente scorretto dividere la scena della Swing Era fra orchestre bianche e nere. Ma quella era la semplice realtà dei fatti”. In questo capitolo occorre però rivelare l’animo swing attraverso altre due situazioni rimaste in ombra: lo swing delle musiciste, e quello dell’incontro ai vertici tra le due maggiori orchestre jazz di ogni tempo, Duke Ellington e Count Basie.

continua...