Recensioni

Venedikt Erofeev, un russo I

E guardo e vedo, e perciò mi affliggo. E non credo che nessuno di voi abbia portato in sé questo amarissimo miscuglio; di che cosa si compone questo miscuglio, è difficile dirlo, e voi non capireste comunque, ma le due componenti principali sono il dolore e la paura. Chiamiamole così. Ecco, più di ogni altra cosa, dolore e paura, e poi anche mutismo. E ogni giorno, al mattino, ‘il mio magnifico cuore’ distilla questo infuso, e ci si tuffa fino a sera. Agli altri, lo so, agli altri succede se qualcuno muore all’improvviso, se il più necessario essere vivente muore all’improvviso. A me, invece, succede sempre. Capite almeno questo.

Il libro è Mosca- Petuški di Venedikt Erofeev, nella traduzione di Paolo Nori, Quodlibet Compagnia Extra, e il passo si trova a pagina 69. Lo considero una delle più impressionanti descrizioni della solitudine, e uno dei passi più russi della letteratura. Si sente la vastità e la melanconia dell’animo russo, si sente quella che il musicista Mstislav Rostropovic chiamava “l’interminabilità di uno stato d’animo, tipica dei russi”. Secondo Rostropovic, fra i compositori del Novecento Prokof’ev aveva dato voce alla vastità dell’animo russo, e Shostakovich alla sua forza, alla capacità di sopportare il peso della tirannide e quello della la malinconia oscura. Queste poche parole di Erofeev contengono sia la vastità sia la forza, l’orgoglio dell’animo russo. Contengono, fatto tipicamente russo, il grigiore della disperazione e lo slancio dell’epica.
Un altro passo, a pagina 47:

Mi piace, che la gente del mio paese abbia degli occhi così vuoti e sporgenti. Questo mi ispira un sentimento di legittimo orgoglio… Ci si può immaginare che occhi ci sono di là. Dove tutto si vende e tutto si compera; occhi ben nascosti, acquattati, occhi da predatore, spaventati… Svalutazione, disoccupazione, pauperismo… Guardano in tralice, con un tormento e una sofferenza incessanti, ecco che occhi ci sono nel mondo del guadagno… Invece il mio popolo che occhi che ha! Sporgono sempre in fuori, ma non c’è nessuna tensione, in loro. Completa assenza di pensiero, però che potenza! (Che potenza spirituale!) Questi occhi non venderanno. Non venderanno e non compreranno niente. Qualsiasi cosa succeda al mio paese, nei giorni dei dubbi, nei giorni delle gravose riflessioni, nell’ora delle prove di ogni tipo e delle sciagure, questi occhi non batteranno ciglio. Per loro è tutta manna dal cielo…
 

continua [...]

Giorgio Galli