Approfondimenti
Storia di Anna che divenne un pesce IV (Isabella Capurso)
Capitolo IV
La proposta. Parte prima

Finalmente arrivò una telefonata da parte dell’ex marito di Anna, Edoardo, dottor Di Giovanni, commercialista.
Questo interessamento mancava da un po’ e, in effetti, Elisa avrebbe di lì a breve effettuato un nuovo tentativo di contatto, se il nostro non l’avesse preceduta in quella piovigginosa mattina di febbraio.
‘Elisa?’
I rapporti tra i due non erano mai stati particolarmente buoni, da che, com’è evidente, Elisa aveva patteggiato per l’amica, allorquando questa si era decisa per il divorzio. Elisa l’aveva sostenuta, trattenendosi dalla tentazione di sobillarla, nei limiti di quel po’ di frustrazione che le derivava dall’esser rimasta lei stessa una donna sola. E pur tuttavia, al cospetto di Edoardo, le cattive opinioni che sembrava aver maturato nei confronti di lui, sul suo essere padre e compagno, cadevano. Elisa provava una soggezione che poi, a ripensarci, la irritava immancabilmente.
Era un uomo acculturato, affascinante e dotato di eleganza, ma con il tempo, nei racconti di Anna, il suo stile si era svuotato di significato, rimanendo una sorta di grottesco orpello a un animo amareggiato e perfino villano. Di tutto questo, ad ogni modo, Elisa non aveva avuto testimonianza diretta e, con gli anni, gli eventi reali o immaginari che avevano attraversato quel matrimonio erano diventati una sorta di ricordo folklorico di cui non importava più molto a nessuno. E nonostante tutto ciò, quell’antico imbarazzo permaneva in Elisa le rare volte che, ancora, si trovava a trattare con l’uomo.
‘Scusa se ci ho messo un po’ a richiamarti, ma ho dovuto prendermi del tempo per pensare e fare qualche telefonata.’
‘Certo, immagino. Siamo tutti un po’ spaesati.’
‘In effetti…’
Il tono di Edoardo tentennò.
‘In effetti, mi ha impressionato.’
Edoardo alludeva a quell’unico incontro che, negli ultimi giotni, aveva concesso all’ex moglie. Era passato da Anna, infatti, sospinto da una certa curiosità, seguita solo in seconda battuta dalla necessità di mantenere un comportamento decente nei confronti della madre delle sue figlie. Tuttavia, una volta salite le scale dello stabile di quella che, un tempo, era stata dimora comune, e ritrovata Anna a gambe incrociate, sul divano, in nervosa attesa, un sincero stupore lo aveva pervaso. Quella figurina scarmigliata, spaurita e bianca, era Anna.
Anna.
Si era lasciato sfuggire, quasi commosso.
Grazie di essere venuto.
Le aveva detto, quella.
‘Grazie di essere andato.’
Lo provocò Elisa, in un moto quasi involontario.
‘Ci mancherebbe.’
Fece lui, cogliendo l’allusione solo di sbieco.
‘Hai trovato qualcuno? Qualcuno che può darci un parere?’
‘Forse. Senti, vorrei fare una premessa.’
‘Dimmi.’
Elisa aveva ricevuto la chiamata sul presto, pertanto non aveva ancora attaccato il suo turno di quattro ore nella sezione amministrativa di un’azienda che si occupava di servizi alla persona. Doveva recarsi in ufficio tre giorni a settimana, mentre i restanti due poteva lavorare da casa. Quella mattina l’avrebbe passata a lavorare seduta davanti al pc al tavolo della cucina.
‘Anna mi ha già inviato via mail tutta la documentazione medica che sta raccogliendo. La visita dal dermatologo, il referto della biopsia, del Centro malattie rare, tutto.’
‘Sì sì, lo so. Me lo ha detto. È importante che tu abbia tutto, almeno finché le ragazze non sono coinvolte.’
‘Poi parliamo anche di questo.’
Asserì lui secco. Il riferimento alle gemelle lo aveva evidentemente infastidito.
Elisa rimase in attesa.
‘Ecco. Io non sono in condizioni di fornire consigli sulla parte, diciamo, medica. Anna è già seguita da dottori eccellenti e nelle migliori strutture. Io non avrei altri nominativi da segnalarle né mi permetto di darle suggerimenti, se non quello di continuare a fare gli approfondimenti che i dottori le raccomandano e sentire più pareri. Insomma, non ho conoscenze particolari nel settore. Mi spiego?’
Elisa lo ascoltava accigliata. Pensava che la telefonata stesse per terminare e che, in fondo, lui l’avesse chiamata per dirle che se ne lavava le mani.
‘Quello che posso portare io è un’esperienza, diciamo, diversa. Tu sai che io pratico forme di spiritualità alternative. Non ne ho mai fatto mistero, è una cosa che senz’altro Anna ti avrà raccontato.’
‘Qualcosa, sì.’
Rispose l’amica. Aveva lasciato il telefono sul tavolo, in vivavoce, e ora ascoltava appoggiata ai fornelli con le braccia conserte.
‘Bene. Io faccio parte di un’associazione. Ho molti amici, lì. So che qualcuno di loro si riunisce di tanto in tanto per l’ascolto di bisogni spirituali. Mi spiego?’
‘Non molto.’
Disse in franchezza Elisa.
‘Ho un caro amico, una persona affidabile, accetterebbe di accogliere Anna in una di queste riunioni spirituali. Lì le persone si incontrano, parlano, e c’è quello che potremmo definire un capo carismatico, che le aiuta.’
‘Edoardo, non capisco perché tu abbia chiamato me. Non sono cose che dovresti discutere direttamente con Anna?’
Elisa cominciava a mettere a fuoco. Si ricordò che Anna le aveva parlato di questa moda che aveva preso Edoardo, per quel poco che lo aveva frequentato negli ultimi anni. Si trattava di un circolo di nuove amicizie che ruotava attorno a una religione alternativa. L’amica gliene aveva parlato col suo solito modo un po’ naif di intendere le cose per più banali di quelle che sono.
‘Io e Anna ci siamo molto allontanati. A parte le ragazze, siamo diventati praticamente due estranei. Gliene avrei parlato direttamente ma, ti dico la verità, quando l’ho vista sono rimasto impressionato. Non credo di conoscerla più, preferisco lasciare a te di capire se e quando valutare la mia proposta insieme a lei.’
‘E in cosa consiste esattamente la tua proposta?’
‘Potrei lasciarti il numero di questo mio amico, persona fidata. Lui accompagnerebbe Anna a uno di questi incontri che fanno a Milano, una volta alla settimana. La presenterebbe: farebbe da garante per lei. Durante gli incontri, come ti dicevo, c’è un capo carismatico, ovvero una persona che aiuta i partecipanti a incanalare la propria volontà, le proprie esigenze, attraverso degli esercizi spirituali, dei rituali, eccetera. Pensavo che, magari, Anna potrebbe andare lì e semplicemente assistere. Vedere cosa portano gli altri, ascoltare cosa viene fuori, e poi, se vuole, parlare di sé. Si tratta di affrontare la cosa da un punto di vista spirituale e alternativo, in sintesi.’
‘Non capisco bene, Edoardo. Riesci a essere più chiaro? Cosa fanno queste persone? Pregano? Pregano un Dio di qualche religione non cristiana?’
‘Beh, se vuoi dirla così. Non si allontana molto dalla verità. Si tratta di incontri spirituali dove si svolgono dei rituali di cura e guarigione. Hai un problema? Cerchiamo di risolverlo col tal rituale.’
Elisa era allibita. Le fu del tutto chiaro che Anna non aveva colto la sostanza del circolo delle nuove amicizie.
‘Stiamo parlando di magia?’
Pronunciò queste parole con determinazione. Per qualche ragione, non razionale, trovava la proposta di Edoardo semplicemente viziosa.
‘E’ un’ipotesi. Io ti invio il numero, solo se e quando mi dirai che Anna è d’accordo.’
Concluse sbrigativamente Edoardo.
‘Vorrei spendere due parole sulle ragazze, ora.’
Disse infine, prevenendo qualunque replica dell’interlocutrice.
‘Loro non sono a conoscenza del problema della madre. Lo sai, studiano fuori, sono sotto esame tutte e due. Di questo io e Anna abbiamo parlato molto bene quando sono andato da lei. È d’accordo con me: finché la questione non si chiarisce, loro non saranno messe al corrente di nulla. D’altra parte, come tu stessa puoi verificare, non si può dire che Anna stia male. Tutte le visite danno esito negativo, i valori sono a posto. È solo un fatto, diciamo, esteriore, auspicabilmente transitorio e, molto probabilmente, legato a una forma innocua di ipopigmentazione.’
Edoardo aveva cambiato tono. Era tornato un anonimo dispensatore di ovvietà.
Elisa non sapeva cosa replicare, pertanto lo lasciò chiosare sul finale:
‘Quindi le ragazze ne restano fuori, ti prego di fare attenzione, in questo senso, anche se ti telefonano. Va bene? Sei ancora lì?’
‘Si.’
Elisa aveva tolto il vivavoce e si era portata il cellulare all’orecchio, in attesa di chiudere.
‘Fammi sapere cosa pensa Anna della mia proposta. Nel caso, mi basta un messaggino, e ti mando il numero. Ok? Se Anna non è accompagnata dal mio amico, non può partecipare. E per il resto, se posso esservi utile: sono qua.’
Disse questo e intendeva ‘non mi contattate oltre’.
Elisa agganciò e rimase inebetita per qualche manciata di secondi, in piedi nel mezzo della cucina, con ancora il pigiama e la vestaglia. La distolse dalla magra sensazione che l’ex amico le aveva lasciato, una notifica del pc: appena quindici minuti al meeting di lavoro. Una pallida riunione interna ad oggetto certe procedure amministrative la attendeva. Pensò dunque, Elisa, di andare a mettersi un’ombra di fard e di lasciare da parte l’annosa questione di Anna, almeno per il resto della mattinata.

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