Annarita Zacchi – Caffellatte

a cura di Francesco Gnot 

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A-COSA SIGNIFICA ESSER POETI ED ESSERLO IN MANIERA POLITICA?

Mi ritrovo nello stile diretto e semplice di Giorgio Caproni, che diceva “Poesia significa in primo luogo libertà. Libertà e disobbedienza di fronte a ogni forma di sopraffazione o di annullamento della persona[…] Il poeta è il più deciso oppositore, per la sua propria natura, di tale sistema. Il più strenuo difensore della singolarità, rifiutando d’istinto ogni parola d’ordine. Per questo il sistema lo avversa, sia ignorandolo, o fingendo di ignorarlo, sia cercando di minimizzarne la figura con l’arma della sufficienza o dell’ironia”.
In questo atteggiamento eversivo, sta la natura politica della poesia, per me.

B-LA TUA BELLEZZA HA INFLUENZATO DI PIU’ LA TUA CARIERA DA POETA, IL TUO PERCORSO DI DONNA O L’ESSERE ACCETTATA SOCIALMENTE?

Grazie. Ma non mi sono mai ritenuta bella. Ho sempre visto del mio aspetto i difetti, le imperfezioni. Questo atteggiamento dolorosamente perfezionista mi ha com’è ovvio fornito materiale abbondante e senz’altro tedioso per la scrittura, in primis sul tema degli amori mancati.

C-COSA è PER TE IL CONTEMPORANEO? E QUALE BELLEZZA NEL DIALOGARE CON I POETI DEL PASSATO?

Il mondo attuale pare del tutto inadatto ad ospitare la lingua della poesia, che per sua natura dovrebbe scardinare la piattezza e il frastuono del linguaggio ordinario. Ma proprio perché così apparentemente inadatto, il mondo è forse altrettanto bisognoso di questa sfida.
Il contemporaneo in poesia è questa sfida.
Il dialogo con i poeti, come con i maestri artisti del passato, è per me una sorta di meditazione. Le loro voci ampliano lo sguardo ristretto sul dato immediato, ci mettono per rari preziosi momenti a contatto con altre profondità.

D-QUANDO SCRIVI.. CHIUDI GLI OCCHI ED ASCOLTI IL CUORE, LO STOMACO O IL RESPIRO?

Dipende dalla fase di scrittura. Se sono nel dormiveglia e scrivo sdraiata sento molto il respiro.
Ma quando sono al computer, a volte mi dimentico di respirare e allora i visceri mi avvertono.

E-SUGGERISCICI DEI LIBRI CHE DEFINISCONO LA POESIA SIA DAL PUNTO DI VISTA TEORICO CHE DAL PUNTO DI VISTA ARTISTICO.

Di Josif Brodskji quasi tutti i saggi, in particolare Fuga da Bisanzio e Fondamenta degli Incurabili – uno dei miei libri di viaggio preferiti, dove la poesia è semplicemente di casa.
E poi di Auden, i saggi La mano del tintore, Lo scudo di Perseo.

F-QUANTO IL CORPO-MEMORIA ENTRA NELLE TUE COMPOSIZIONI E QUANTO CIO’ CHE PENSI? PER SEMPLIFICARE : LUCIDITA’ O SPONTANEITA??

Il corpo è un luogo di ricerca per me. Lucidità e spontaneità dovrebbero poter convivere, superando le opposizioni. Naturalmente sono consapevole di quanto sia questo un tema indagato, saccheggiato direi – uno dei capisaldi della riflessione filosofica. E la poesia femminista dell’ultimo ventennio non lo ha risparmiato, quindi occorre ripulirlo di molte connotazioni e avvicinarlo in modo onesto se si ha ancora da dire, partendo da sé.

G-COSA VUOL DIRE INSEGNARE LA POESIA? INSEGNARE A SCAVARE E A TIRARE FUORI OD INSEGNARE A FAR SILENZIO DENTRO DI SE?

Favorire il silenzio. Senza dubbio. E poi occorre farsi sorprendere, anche spaventarsi. Se non c’è questa vertigine, che ripeto può essere spaventosa o comunque portatrice di significati non immediatamente comprensibili, non c’è vera poesia.
Prima di compiere azioni, come lo scavo appunto, bisogna sostare nell’indefinito. Sopportarlo.

H- PERFAVORE GIOCHIAMO E COMPONIMI UN BEL SUONO IN UNA LINGUA ASTRATTA O CHE NON CONOSCI….

Scusa, mi vengono in mente solo espressioni dialettali garfagnine, dove sono nata– lingua che conosco bene e per nulla astratta.

I-QUALI RIVISTE O BLOG DI LETTERATURA O DI POESIA SEGUI ABITUALMENTE?

Non credo di aver molto di originale da dire, sulle riviste on line, blog e simili. Leggo, scorro come quasi tutti quelli che si occupano di letteratura, Nazione Indiana, Minima & Moralia, Alfabeta 2 ed altre che ora non ricordo, anche straniere.

L- TI PIACE COMPORRE IN MANIERA COLLETTIVA O LO SENTI SOLO COME UN ESERCIZIO DIVERTENTE?

Bello farlo fare agli studenti, ai corsisti dei laboratori di scrittura. È un eserciziodi stile molto raffinato e che richiede capacità di sintonia con i partecipanti, lo trovo molto utile per creare una zona di fiducia in modo da poter lavorare meglio sull’editing.

da : Lavoro e anti lavoro. Sogno dell’insegnante-errante (2011)

testi da parte uno, Il Palazzo:
In sogno, l’insegnante-precario scopre di aver giurato fedeltà a un qualche ordine/disordine superiore che appare in forma di cavaliere errante.
La funzione segreta del sogno, se ve n’è una, pare essere quella di camera preparatoria al lavoro, còlto nel suo aspetto sacrificale.
L’erranza del cavaliere si sovrappone al destino dell’insegnante-precario.

***

perché chi tace all’altro
passa ciò che è stato fatto

 dì semplicemente
dell’aria che manca là dentro
 miracolo degli assunti
che fanno senza, parla
della pelle che li veste pergamena
essiccata in anni, della muta
indossata a prova di elementi

vento che là sull’olimpo
forza vetro e mascella,
della tenuta dei sorrisi
della liscia carta magnetica
che tu non passi, a dire eccomi
ci sono, ore di questo giorno

dì semplicemente dell’invocare
Europa per i misfatti, atterrato il suo toro 
da tempo su un piazzale di cotto restaurato
inadatto al pascolo
dì, senza ritegno, della maschera di ferro
che inchioda ogni umore che non sia indifferenza,
del pozzo dei santi martiri cristiani
oggi adatto al ricovero
delle spoglie dei mutanti collaboratori a tempo
determinato tempo, partita iva
che via via in silenzio ogni giorno
salgono scendono dal monte a valle

testi da parte due, Dentro le mura

 noi, 1

Buongiorno, è la classe
qui si crea legame sociale forse
se spengete le 
cuffie, vi estirpate i fili dal cranio
se ci lasciate
dire fuori dal tempio
della corretta politica

       i morti a volte anche qui
       spingono per partecipare
       là in fondo c’è posto, caro. 

Si scopre dopo un abbraccio 
in volo il giovane ed io esauriti 
gesti rassicuranti, posate 
mani nude sullo schermo freddo:
una furia che non ha posto, non qui
danzano negli occhi spore
come coltivarle, un pezzo di terra
non ce lo da’ nessuno, 
come comunicare di questa classe
atterrata la fame.

***

Più sottile di un ago,
quando è senso che cerchi 

sei venuto dal deserto e puoi tornarci

con i tuoi trucchi, corredo ipnotico
prismi di luce gli occhi, ecco al massimo
un pedinatore di menti

oppure, riposa e sali piano il colle
segui le orme dei pochi
là hai deposto, seminato
là il cerchio.

 

Nota biobibliografica 

Annarita Zacchi è nata in Garfagnana e vive a Firenze.
È insegnante di italiano a stranieri all’Istituto Universitario Europeo di San Domenico di Fiesole (EUI) dove tiene anche laboratori di scrittura, camminate letterarie e organizza da vari anni il Festival of Arts, con eventi legati alla poesia e alle arti – mettendo in contatto l’EUI con la vita artistica e culturale fiorentina.
Lavora inoltre come volontaria di corsi di lingua italiana a rifugiati e richiedenti asilo.
In passato, ha lavorato come giornalista e redattrice presso quotidiani e case editrici.
Per la poesia, ha pubblicato:
Rotte Terresti, Teseo Editore 2014, Roma
Voi e lo sparso, Chipiuneart editore, 2015 Roma.

Suoi testi sono apparsi sulle riviste di poesia “Semicerchio” e “Clandestino” e nel volume collettivo Varianti urbane, mappa poetica di Firenze e dintorni, Damocle Edizioni, Venezia.
Ha realizzato varie letture sceniche da raccolte proprie, tra cui Lavoro e antilavoro. Sogno dell’insegnante errante, con suoni, video e registrazioni di Leonardo Gandi.

 

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