Approfondimenti
Storia di Anna che divenne un pesce II (Isabella Capurso)
Capitolo II
Violino solo

‘Si tolga il maglione e la camicia e si sdrai.’
Anna si sfilò lentamente la maglia e rimase con una canottiera nera il cui scollo era intarsiato di motivi a pizzo. Sbirciò incerta il dottore, che le dava la schiena, poi si allungò supina sul lettino. Appariva raccolta e intirizzita. Il medico si volse a guardarla: d’istinto le sue sopracciglia si aggrottarono, per poi ridistendersi in un sospiro.
‘In effetti, è avanzata rapidamente.’
Borbottò.
Il pallore del volto della paziente si spandeva omogeneo fino alle mandibole, ove esplodeva in un bianco lattiginoso che pareva iridescente e che, in virtù di una curiosa simmetria, le cingeva il collo come una stola. L’argento immacolato del collo proseguiva lungo le spalle, il petto e le braccia, e si arrestava sul dorso delle mani, formando qui una macchia triangolare, identica in entrambi gli arti.
Il medico sollevò la canottiera di Anna per esaminare il ventre. Trovò che la stravagante livrea si diffondeva anche al di sotto dell’ombelico.
‘Alla palpazione non risultano consistenze anomale.’
Disse.
‘Sente dolore?’
‘No.’
‘Prurito? Fastidio di qualche genere?’
‘No, no.’
Anna scuoteva la testa e fissava il soffitto con un velo di imbarazzo.
‘Va bene. Vediamo la schiena.’
Il dottore accompagnò con un gesto Anna in modo questa si mettesse a sedere sul lettino. Le sollevò la canottiera fino alle spalle e si limitò a constatare che, anche sul dorso, la sua persona riverberava d’avorio, liscia come un marmo.
‘Ha sempre avuto il neo?’
Chiese.
‘Che neo?’
Anna, da che era ripiegata su sé stessa, ruotò goffamente il collo per incontrare il volto del dottore.
‘Il neo, questo qui in mezzo alla schiena, lungo la colonna.’
Scosse la testa.
‘Io non credo di averne, dottore. Penso che se ne avessi… Anche dietro la schiena, intendo, lo saprei.’
Il medico prese il dermoscopio sopra la scrivania, si sistemò l’oculare e esaminò il neo.
‘È un angioma rubino… Di fatto non è altro che un neo rosso. Sono benigni, di norma. Lei è sicura che non l’aveva prima?’
‘In effetti, non lo so. Può darsi che ci fosse e nessuno me lo abbia detto.’
Il dottore le riabbassò la maglietta e riaccompagnò Anna in posizione supina.
‘Vediamo se a livello micro troviamo qualcosa.’
Il dottore prese un tubetto di gel da una cassettiera accanto al lettino, ne spremette una noce su una spalla di Anna e lo spalmò fino a ridurlo a un sottile gelido strato tra il collo e la parte superiore del braccio. Il corpo rabbrividii e i pori della pelle, completamente glabra, si sollevarono. Iniziò una nuova ispezione col dermoscopio.
Lo studio del medico si trovava dalle parti del centro, nella zona di viale Moscova, collocato al piano terra di una viuzza laterale privata, dotata di un bel pavé. L’edificio era vecchio e, dalle finestre non ben isolate, entrava un’aria di gelo che invadeva la stanza, nonostante il riscaldamento. Ugualmente, i vetri non isolavano la stanza dai rumori della strada, cui Anna sembrava particolarmente sensibile. Lo sbattere del portone, il vociare dei passanti, la facevano sussultare.
‘Ha freddo?’
Il dottore si sollevò e scostò l’oculare.
‘Molto.’
Fece lei senza pensarci.
‘Mi scusi, abbia pazienza. Abbiamo praticamente finito. Devo cambiare gli infissi.’
‘Non si preoccupi.’
Anna tornò a guardare il soffitto e ad intirizzirsi e sobbalzare ad ogni rumore.
D’un tratto, dalla strada, si sentì uno sviolinare incerto. Una sorta di incipit musicale abortito sul nascere. Poi di nuovo le corde di violino tornarono a vibrare, stavolta più compostamente, fino a che l’accordamento non fu concluso. L’anonimo musicista di strada iniziò il suo pezzo e la pelle di Anna prese a rabbrividire senza soluzione di continuità.
‘Va bene: abbiamo finito. Si rivesta, prima di congelarsi.’
Anna non diede segni di avere inteso. Apparentemente, il suo corpo teso come una corda vibrava di freddo o di chissà cosa.
‘Signora?’
Il dottore si era già allontanato e, seduto sulla scrivania, aveva preso a scrivere al computer. Si alzò accigliato e allungò una mano sulla spalla di Anna.
‘Signora? Si sente bene?’
Anna sobbalzò violentemente.
‘Oh Dio, sì. Mi scusi. Penso di… Penso che mi sia assopita.’
Il medico la scrutò.
‘E’ un periodo molto stressante, questo?’
Anna scese dal lettino con un’aria confusa. Prese dalla cassettiera lo scottex per asciugarsi la pelle e borbottò qualcosa.
‘Sa, alle volte lo stress è causa di una risposta autoimmune sregolata. Voglio dire, la vitiligine potrebbe essere causata da una disfunzione del sistema immunitario, a sua volta causata dallo stress.’
Anna annuì poco convintamente.
‘Le confermerei la diagnosi di vitiligine. Non ci sono segni anomali sull’epidermide né a livello macro né micro. La pelle mantiene le sue funzioni, reagisce al tatto, al freddo; la decolorazione non provoca dolore o prurito. L’unica anomalia, forse, è la caduta dei peli. Tuttavia, consideri che la vitiligine è ritenuta di origine autoimmune e spesso si presenta in concomitanza con altri disturbi assimilabili che possono generare, per esempio, la perdita di peli o capelli. Lei ha familiarità?’
‘Con cosa?’
‘Con la vitiligine.’
‘Non direi, no.’
8
Anna sembrava delusa.
‘E il neo?’
‘Il neo al momento non mi preoccupa. Magari lo teniamo monitorato.’
‘E quindi, cosa devo fare?’
‘Beh, intanto mi accerterei della diagnosi, pertanto le prescrivo delle analisi del sangue e una biopsia. Serve escludere altre malattie della pelle potenzialmente simili nella loro manifestazione primaria.’
‘Ad esempio?’
‘Beh, particolari tipologie di micosi, piebaldismo e altre forme di ipopigmentazione di origine infiammatoria.’
Il dottore scriveva la propria presunzione di diagnosi e gli accertamenti al pc, mentre Anna lo fissava incerta.
‘Non è convinta?’
Fece infine il medico, rivolgendole lo sguardo al termine della scrittura.
‘Ma queste patologie di cui lei parla, spiegherebbero anche questo?’
Anna sollevò le mani a mostrarne il palmo. L’estremità delle dita sfumava in un arrossamento regolare e ugualmente simmetrico nei due arti.
‘Ce l’ho anche nelle dita dei piedi.’
Aggiunse.
Il dottore sembrava scontento della novità.
‘Perché non me lo ha detto?’
‘Pensavo lo vedesse.’
Disse Anna in un bisbiglio.
Il medico si alzò dalla sedia e si rimise l’oculare. Prese delicatamente il polso della paziente e si accostò a esaminarne le dita.
‘C’è arrossamento, ma non c’è gonfiore o calore, nella parte.’
Quest’ultima ispezione si concluse più rapidamente.
Il medico tornò a sedersi e a scrivere.
‘È venuta in contatto con sostanze chimiche o simili? Non consideri solo ciò che può avere toccato, basterebbe che fosse qualcosa che ha inalato.’
‘No. Non qualcosa di particolare almeno, non che ricordi.’
Anna attendeva che la diagnosi fosse riformulata, ma infine il dottore concluse:
‘Proceda con questi accertamenti e mi faccia sapere. Qualora dovessero insorgere fastidi, dolore o altre forme di malessere, mi telefoni.’
Tirò fuori dalla stampante un foglio e lo porse ad Anna, dopo avervi apposto timbro e firma. Anna lo prese e lesse la diagnosi di sospetta vitiligine.
‘Ma, quindi, l’arrossamento alle dita è compatibile con la vitiligine?’
Il medico scosse la testa.
‘In realtà no, ma mi serve un quesito diagnostico per giustificare gli altri esami ed eventualmente escluderla. Però le direi di stare tranquilla. Normalmente le forme di ipopigmentazione non portano conseguenze importanti sulla salute generale del paziente. Mi faccia sapere come vanno gli esami: a valle di quelli, fissiamo la prossima visita.’
Anna strinse la propria gelida mano a quella del dottore e uscì dallo studio.dottore.’
Elisa giaceva sprofondata su una poltroncina, immersa nello schermo del cellulare. Al sopraggiungere dell’amica, lo ripose in borsa e si alzò con un sorriso rassicurante.
‘Tutto a posto?’
Chiese, mentre si infilava la giacca. Anna gettò uno sguardo a un omino magro con una sorta di rush cutaneo alle guance, su cui cresceva una barbetta scura a ciuffi sporadici. Annuii discretamente ad Elisa e, chiudendosi il cappotto fino all’ultimo bottone, prese la porta per uscire.
L’impatto con la strada sorprese le due donne per via del freddo e del frastuono di veicoli e passanti. La musica del violinista emergeva nell’indistinta agitazione della città.
‘Che dice?’
Elisa era molto curiosa di conoscere il responso del medico dacché, effettivamente, la visione della sua vecchia amica in quella sorta di nuovo stato argenteo, l’aveva impressionata. Anna, tuttavia, tardava a darle soddisfazione.
‘Ci fermiamo ad ascoltare un momento?’
La donna si affrettò davanti all’artista di strada, dall’altra parte del viottolo, e, parataglisi davanti ad una distanza eccessivamente corta, si piantò ad ascoltarlo col busto eretto come un fuso e le mani raccolte sul ventre.
Il violinista era un ragazzo. Non sembrava uno sprovveduto, di quelli che imparano uno strumento alla bell’e meglio per ricavare qualche spiccio, insistendo sulle stesse note con la pedanteria di chi non ha arte. Farà il conservatorio. Pensò tra sé Elisa. E seguitò a domandarsi come mai un ragazzo che studi seriamente uno strumento abbia voglia di congelarsi in mezzo alla strada per suonare qualche pezzo, sconosciuto alla gran parte dei passanti, confuso tra la folla di quelli che fanno più comunemente le elemosine. Ma, soprattutto, questa si stupiva dell’estro istintivo che portava la sua amica ad accostarglisi, con quell’imbarazzante prossimità, e osservarlo con tanto d’occhi. Cercò di catturarne l’attenzione toccandole un gomito, ma quella era assorta in un’osservazione stranita e quasi solenne che giungeva ad Elisa come qualcosa di fuori luogo. Non sarebbe questo, il momento. Pareva dire il suo atteggiamento impaziente. Mi deve dire del dottore!
Il ragazzo non prestava particolare attenzione ad Anna, che con le punte dei piedi arrivava a toccare la custodia del violino poggiata sull’acciottolato sconnesso del pavé. Di tanto in tanto, egli faceva dei cenni compiaciuti con la testa, ad accompagnare la musica, e pareva dicesse: grazie, grazie dell’interessamento!
Anna chiuse gli occhi e la sua posa si distese, il corpo dritto, imbacuccato sopra la sua figurina a caviglie strette, ondeggiava leggermente.
Elisa decise di arrendersi e, tirato fuori il telefono, registrò un pezzo della sonata in SI minore finché il ragazzo non concluse, accompagnando la chiusura con una composta rotazione del busto e un attimo di silenzio.
Dopo che ebbe terminato, Elisa se ne uscì con un bravo! E prese a battere le mani, convinta che Anna l’avrebbe seguita. Questa, invece, rimaneva impalata davanti al violinista, con gli occhi chiusi.
‘L’hai ipnotizzata!’
Scherzò, in uno stato di crescente imbarazzo. Il musicista si profuse in un inchino e, inforcato l’archetto, iniziò un secondo pezzo. Nel frattempo, una coppia attempata si era fermata anch’essa ad ascoltare.
Elisa sempre più impaziente, toccò nuovamente il braccio di Anna.
‘Tutto ok?’
Ma quella non dava segni di intendimento e, mentre un lieve sorriso le si dipingeva sul volto pallido, accentuò l’ondeggiamento del corpo. Il musicista pareva apprezzare, così come la coppia. L’anziana donna, staccata la mano dal braccio del marito, si mise con lentezza a scartabellare dentro una lisa borsetta dall’apertura rigida. Finalmente vi tirò fuori qualche soldo e lo lasciò cadere nella custodia del violino, foderata di velluto amaranto.
Il violinista concluse il secondo pezzo, si tolse il cappello teatralmente in direzione dell’anziana donna e volse un sorriso a Elisa. Anna teneva gli occhi chiusi e rimaneva in uno stato che si sarebbe definito di beata sbadataggine. E questo accadeva, soprattutto, a causa del sorriso giocondo che le coloriva l’espressione e che manifestava in lei un umore roseo, allorquando, invece, Elisa -e chiunque altro- avrebbe atteso, preteso persino, che in lei prevalesse la costernazione per quel suo stravagante pallore e per quelle simmetrie sinistre, che avevano preso a dipingerle il corpo di una preoccupante livrea.
Elisa si decise a prendere Anna sotto il braccio e a tirarla via, in un moto protettivo quanto fintamente vezzoso, per poi riprendere a camminare verso l’auto, che era rimasta parcheggiata di là dalla strada. Finalmente Anna aprì gli occhi.
‘Perché mi tiri?’
Disse con fastidio. E, senza dare all’amica il tempo di spiegarsi, se ne staccò.
‘Scusa, mi sembrava non stessi bene.’
Le rispose.
‘Che ha detto il dottore?’
‘Che ho un neo… Com’è che era? Un neo rubino! Ho un neo rosso.’
‘Hai un neo, ok. E quindi? È il neo che genera tutto?’
Anna ci pensò su.
‘Mmh, no. Non necessariamente. Solo ha detto che ho un neo rosso che non sapevo di avere.’
‘E quindi?’
Elisa si fermò all’auto e Anna tirò dritto.
Sulle prime, l’amica pensò che scherzasse. Poi la richiamò a voce alta:
‘Anna! È qui la macchina!’
Quella, che era andata avanti di qualche metro, si girò con aria stranita e tornò all’auto, per poi infilarsi dal lato del passeggero. Elisa si mise alla guida con un’aria accigliata.
‘Ti vedo strana.’
‘Scusa Elisa, in effetti non mi sento molto bene. Sono un po’ frastornata.’
Elisa attese che due ragazzi attraversassero sulle strisce pedonali, prima di ripartire.
‘Mi ha rilasciato un certificato di sospetta vitiligine e mi ha dato degli esami da fare.’
‘Ooh.’
L’amica si rilassò al volante.
‘Ok, quindi potrebbe essere vitiligine?’
‘Non ne era certo. Diciamo che è il punto di partenza. Mi ha parlato anche di altre cose. Micosi varie o altra roba che giustifica la perdita di colore.’
‘Beh, mi sembrano delle piste ragionevoli, ma soprattutto rassicuranti. Non ha detto altro?’
‘No.’
L’auto si fermò al semaforo rosso.
‘E il neo?’
Riprese Elisa.
‘Com’è questa storia del neo?’
11
Anna sembrò perplessa.
‘Ah sì, il neo.’
Disse pensosa.
‘Ha detto che ho un neo rosso in mezzo alla schiena, lungo la spina dorsale.’
‘E tu dicevi di non saperlo, ho capito giusto?’
Anna annuì nervosamente.
Elisa riprese:
‘Beh, immagino che non sia un punto facile da conoscere.’
‘Mi domando come sia possibile che nessuno dei miei partner o della mia famiglia mi abbia maiavvisato. Insomma, sono cose che vengono fuori quando si è in confidenza… O anche al mare, con le amiche, credo.’
‘Beh, non è che io ti verrei a dire che hai un neo sulla schiena mentre siamo al mare, tanto più se è rosso o è strano. Magari uno non lo dice per delicatezza.’
‘Quindi l’ho sempre avuto? Te lo ricordi?’
‘No, non dico questo. Dico che magari non è mai capitato che te lo dicessero perché poteva sembrare indelicato. O semplicemente non è così importante.’
Anna rimase pensosa.
‘Beh, fatto è che io non so dire se lo avessi o no, ma d’altra parte il dottore non gli ha dato importanza.’
‘Non gli ha dato importanza? Basta.’
Elisa sentenziò sicura di sé. E poi ripeté il concetto con enfasi:
‘Il dottore lo ritiene irrilevante? Basta: direi che questa storia del neo la possiamo mettere da parte. Piuttosto, che analisi devi fare?’
La conversazione tra le due amiche proseguì nei toni prevedibili e rassicuranti che le circostanze richiedevano ed infine, quando l’auto giunse davanti al portone di casa di Anna, questa sembrò essere tornata dell’umore di sempre, un impasto di indolenza e ottimismo che erano poi gli attribuiti che la rendevano tanto cara ad Elisa.
‘Allora mi fai sapere come vanno le analisi, ok?’
Anna era già scesa e si volse a ringraziare l’amica.
‘Eh, Anna!’
Chiamò quella.
‘Prenditi un po’ di tempo per te: riposati.’
continua […]
Utenti on-line
Ci sono attualmente 7 Users Online