NOVEMBRE

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Il nome finlandese del mese di novembre, marraskuu, deriva dall’antico marras che significa “morti”.

A novembre il gelo uccide tutta la vegetazione e il terreno scuro e ghiacciato giace inerme come se fosse morto. Le piante si preparano per l’inverno e le temperature notturne sono sempre più basse. Altri nomi del mese di novembre sono keurikuu (“il mese di Kekri”) e routakuu (“il mese del gelo”).

Si diceva che se l’inverno fosse cominciato a novembre non sarebbe durato a lungo, in opposizione all’inverno iniziato a ottobre o dicembre. Il tempo freddo di novembre prevedeva un inverno mite almeno fino al “giorno delle candele”, il 2 febbraio.

Novembre era un momento dell’anno impegnativo per i pescatori, in quanto si diceva che in questo mese si riempivano tantissimo le reti e le trappole erano più fortunate. Le reti e le trappole dovevano essere completate e pronte entro il giorno di Antti, il 30 novembre.

Si credeva che il legno tagliato a novembre avesse una buona resistenza al marciume e da qui il legname per costruire le case era spesso tagliato durante questo mese.

In fattoria la salute delle mandrie veniva rinforzata lavando gli animali con acqua mischiata con la “tisana delle paludi del Labrador”.

La tisana del Labrador è un nome comune per tre specie di piante imparentate e da queste deriva il nome della tisana stessa. Tutte le tre piante sono piante di aree paludose e appartengono alla stessa famiglia dell’erica. La tisana è stata una bevanda molto comune e molto usata dagli Athabaskan, dalle Prime Nazioni e dal popolo Inuit.

Le tre specie usate per preparare la tisana del Labrador sono arbusti bassi, che crescono lentamente, e sempreverdi:
– Rhododendron tomentosum, la cui tisana viene chiamata “tè del Labrador settentrionale” (prima Ledum palustre);
– Rhododendron groenlandicum, la cui tisana viene chiamata “tè delle paludi del Labrador” (prima Ledum groenlandicum o Ledum latifolium);
– Rhododendron neoglandulosum, la cui tisana viene chiamata “tè del Labrador occidentale” o “tè del cacciatore” (prima Ledum glandulosum o Ledum columbianum).

Le foglie sono lisce alla punta e hanno bordi spesso rugosi; hanno un colore bianco sfocato e nella pagina inferiore della foglia sono rosso-marrone.

Si trovano nelle zone umide e nelle torbiere. Crescono molto lentamente, quindi si raccolgono ogni due anni le nuove foglie singole spuntate in primavera da più piante per evitare di danneggiare singole piante e preservare le specie.

Gli Athabaskan dalle foglie fanno la birra; altri le usano per aromatizzare la carne, bollendo le foglie e i rami in acqua e poi mettendo a bagno la carne nel decotto.

I Pomo, i Kashaya, i Tolowa e gli Yurok della California settentrionale fanno bollire le foglie allo stesso modo e poi bevono questa tisana medicinale in caso di tosse e raffreddore.

Nel XVIII secolo i birrai tedeschi usavano il Rhododendron tomentosum quando preparavano la birra per renderla più inebriante, ma il procedimento fu poi proibito perché portava ad un aumento dell’aggressività.

Non ci sono dati sufficienti che dimostrino che il tè del Labrador sia sicuro da consumare poiché la tossicità varia tra le specie e il luogo in cui viene raccolto. Non è raccomandato un consumo eccessivo a causa di diuresi, vomito, vertigini e sonnolenza. Grandi dosi possono causare crampi, convulsioni, paralisi e, in rari casi, morte.

La tossicità si verifica a causa del terpenoide ledolo presente in tutte le specie. Il R. groenlandicum ha la tossicità più bassa.

Sono anche presenti grayanotossine, ma sono stati documentati pochi casi letali di avvelenamento umano dovuti a grayanotossine presenti nel tè del Labrador. Gli avvelenamenti letali, inoltre, sono stati documentati nel bestiame.

 

Il momento tra Kekri e prima del giorno di Martti, il 10 novembre, san Martino, era un momento speciale per l’anno che stava cominciando.

L’anno vecchio era seguito da Jakoaika, letteralmente “il tempo di divisione”, che era un periodo di tempo sacro tra l’anno vecchio e quello nuovo. Durante Jakoaika ciò che era di pertinenza dell’anno vecchio era fatto per l’ultima volta, così come si facevano cose nuove per la prima volta nell’anno nuovo. Con azioni precise e attente si trasferiva la fortuna dall’anno precedente al successivo.
Si diceva che Jakoaika durasse da Kekri o “giorno di san Simone” al giorno di Martti, e in alcuni casi durava dal giorno di Mikko, che cade prima, e Kekri.

La gente parlava anche della “pace di Kekri”, che potremmo paragonare alla “pace del Natale”.

Per la servitù, Kekri era seguito da una settimana di römppä, chiamata anche settimana del gatto o settimana personale. Come suggerisce il nome, era una settimana di vacanza alla fine del vecchio servizio e prima dell’inizio di un nuovo contratto, che potenzialmente significava cambiare famiglia e quindi casa.

Vi era la necessità di Jakoaika per bilanciare l’anno solare e quello lunare, a causa del gap di dodici giorni tra un anno e l’altro. Così, Jakoaika significava anche l’intero anno in miniatura, cosa particolarmente evidente dalle previsioni atmosferiche. Si diceva, per esempio, che un momento di sole corrispondesse a nove giorni di sole in estate. Se a Jakoaika era nuvoloso, l’estate sarebbe stata umida.

Il tempo sacro era passato in silenzio e ozio, evitando lavori rumorosi e disordinati. Non si doveva lavare la biancheria e non si dovevano macellare gli animali. Non si poteva filare la lana o tosare le pecore, in quanto avrebbe significato che i lupi avrebbero sbranato gli animali.
I lavori silenziosi adatti al periodo includevano preparare le reti per la pesca e le trappole per il pesce.

Era un periodo giusto per ragazzi e ragazze per gli incantesimi per scoprire chi sarebbe stato il loro sposo, e per osservare i presagi che avrebbero detto qualcosa sulla felicità della loro futura vita familiare.

In questo momento dell’anno si diceva che gli spiriti camminassero sulla terra, e si potevano quindi prendere malattie.

Le mucche, le cavalle e le pecore in stato interessante dovevano essere trattate con cura particolare così che non sarebbero state male.

Tutto ciò che era necessario per il successo della casa si credeva fosse pieno di poteri speciali. Donarlo o darlo via in questi giorni era pericoloso perché il risultato sarebbe stato affrontare tempi duri per la casa e i suoi abitanti. Per questo non si facevano doni ai vicini o ad estranei. Si diceva che qualunque cosa fosse stata donata o data via in questi giorni non sarebbe potuta esser rimpiazzata da qualcosa di nuovo.

Durante Jakoaika si cuoceva il pane di forma più grande a rappresentare la fine dell’anno del raccolto. Il pane era conservato nel fienile e sarebbe stato messo in tavola a Natale. L’ultimo pezzo di questo pane sarebbe stato mangiato in primavera, nel primo giorno di semina. Veniva messo da parte un piccolo pezzetto e messo nel secchio dei semi e dato come cibo agli animali che spingevano l’aratro. In questo modo la fortuna di un raccolto fertile veniva trasferita dall’anno precedente al nuovo raccolto.

Novembre, siamo semi al buio per rifiorire quando sarà tempo.
Il tempo giusto.