Nicola Duberti, Fentanyl 50, la cura del lupo

dovrebbe essere un filo d’erba
l’emblema del nostro amore.
di madre e figlio
il filo d’erba che rompe l’asfalto
lo gonfia da sotto,
lo incrina,
lo esplode
il comune si affretta
e asfalta un’altra volta e lo ricopre
inseguendo un decoro di dignità urbana
ma tu ignorala
e aspetta
la religione vegetale del filo d’erba
la resurrezione del verde

Fentanyl 50, Carabba Edizioni, 2025, è una raccolta di poesie sulla dipendenza dal Fentanyl e la cura di una persona anziana, di cui Nicola Duberti, l’autore, è il care giver principale. Non ci sono buonismi, non ci sono tentativi di edulcorare quello che l’atto quotidiano dell’assistenza comporta e l’autore lo chiarisce da subito: queste poesie nascono tutte da un’unica esperienza/l’assistenza a mia madre immobilizzata da 15 anni,/ è ormai completamente dipendente dal Fentanyl […] per questo il Fentanyl – e Lui soltanto//ha diritto all’iniziale maiuscola. L’appuntamento con la madre diventa una sorta di rito amoroso il cui epilogo quotidiano è, però, la concessione del cerotto, la droga che allevia il dolore e che inganna. Ma c’è anche l’altra parte della medaglia, un’eco che ritorna
da ragazzo ero un lupo solitario
un lupo malato scacciato dal branco
ho imparato a nutrirmi di felci e di bacche
a ululare d’amore per il bacio del vento
per le carezze della pioggia amica
quando al limite del bosco germogliava in smeraldi
il prato addomesticato dall’homo sapiens
non avevo una femmina non avevo compagni
mi bagnavo di notte in un fiume d’argento
e qui mordevo il labbro della luna…
per sostituirti il cerotto di Fentanyl
non occorre il profilo di un maschio alfa

È la figura del lupo, che accompagna Nicola Duberti da molti anni, in prosa e in poesia, e che, insieme agli scorci sul bosco e sul mondo vegetale, segna i momenti più alti della raccolta. Nel 2018 La matematica del lupo [che cos’è un lupo non lo sa nessuno/Esce di notte. Non si può vederlo./Sentirlo, forse. Un calpestio di foglie…], aveva già ispirato il documentario L’aritmetica del lupo, finalista al Trento Film Festival, con una differenza: apparteneva al lungo filone di poesie in piemontese di Duberti, quello in cui l’italiano era la lingua della traduzione, non della scrittura. Il passaggio all’italiano di Fentanyl 50 diventa, qui, una necessità: «Le interazioni con mia madre sono sempre in dialetto, in un violese piuttosto arcaico e di difficile comprensione. Usare quella lingua avrebbe significato rimanere prigioniero di una situazione intensamente coinvolgente. Avevo bisogno di prendere le distanze e oggettivare l’esperienza, per questo credo di essere passato all’italiano. Mi sento un po’ in colpa a livello ‘ideologico’, ma era l’unico modo».

Nicola Duberti, nato da una famiglia originaria di Viola, alta valle Mongia, nel cuneese, è autore di numerose raccolte di poesia, prosa e saggistica, in dialetto e in italiano. Tra le ultime pubblicazioni in dialetto: J’òmbre’nt le gòmbe. Le ombre nelle valli. Poesie nelle parlate monregalesi di Viola e del Kje, Centro Studi Piemontesi, Torino, 2013, prefazione di Giovanni Tesio. In italiano: Le stagioni delle cose (Genesi Editore, 2017), la raccolta di racconti Nature morte (CEM, 2005) e il romanzo L’innocenza del lupo (Pentàgora, 2020). Al suo attivo alcune pubblicazioni di interesse dialettologico, fra cui I costrutti causativi in una varietà galloitalica pedemontana: il dialetto di Rocca de’ Baldi (Lincom, 2014), rielaborazione della sua tesi di dottorato, una sua grammatica scientifica di piemontese in lingua inglese (con Mauro Tosco ed Emanuele Miola), A Grammar of Piedmontese: A Minority Language of Northwest Italy, Brill, Leiden-Boston 2023, e l’antologia (curata insieme a Remigio Bertolino) Nonostante il crepuscolo. Voci contemporanee della poesia in Piemonte, Carabba, 2023.
Dal 2011 la sua attività principale è sostanzialmente quella di «care giver» della madre gravemente handicappata e dipendente da morfinoidi.

foto: Enzo Fornione per GiR
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