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Letture per le feste

a cura di Paola Silvia Dolci

BUONE VACANZE, CIAO!

 

Storie di Nasreddin, a cura di Gianpaolo Fiorentini e Dario Chioli, libreria editrice psiche, 2004

In una grammatica persiana del 1841, Mirza Mohammad Ibrahim definiva il significato di due espressioni usate dai persiani per indicare i bigotti: khoshk e khar-sâlèh.

Khoshk è il ramo secco, e «in persiano è anche una metafora per quella gente superstiziosa che, per quanto concerne le cose di religione, è scrupolosa senza discernimento… “Khar-sâlèh” significa un asino pio. – Quest’è un’altra metafora, in persiano, per un ottuso, in cui una reale stupidità si combina con le forme esterne della devozione. Vale a dire che la sua follia è naturale e reale, mentre la sua pietà consiste solo nella mera imitazione e nello zelo cieco, senza alcuna discriminazione o giudizio relativamente a quelle azioni che rendono un uomo davvero pio e grato a Dio».

In nessun modo si potrebbe meglio descrivere ciò con cui ha rapporto la figura di Nasreddin, che di tale ottusità appare talvolta come la burlesca incarnazione talvolta come l’opposto, in tal modo comunque sempre rivelando la follia dei nostri atteggiamenti coatti e ripetitivi e indicando la necessità di una grande lucidità e prontezza, se vogliamo percorrere le strade del mondo senza incorrere in perdite irreparabili.

Questo poi vale tanto nella vita ordinaria quanto nel sentiero spirituale. In effetti, assumendo un punto di vista corretto, non vi è tra le due cose alcuna differenza.

 

La pietra tenebrosa, poesie erotiche turche, a cura di Edmondo Fazy e Abdul-Alim Memdouh e con traduzione dal turco di Decio Cinti, edizioni rispostes, 1995

 

Poesia popolare turca, a cura di Gerard Chaliand, ARGO, 2005
poesie di Katagià Oghlan, Pir Sultan, Yunus Emre

 

Il libro di Dede Korkut, a cura di Federico de Renzi, Sandro Teti editore, 2021

Il Libro di Dede Korkut (o di Dede Qorqut o di Dada Gorgud, in turco Dede Korkut Kitabı) è una raccolta di 12 storie in prosa che narrono le gesta dei turchi Oghuz, una confederazione di tribù turche stanziatesi in Asia centrale tra il basso Medioevo e l’età moderna, da cui discenderanno i Selgiuchidi e gli Ottomani.

Questa raccolta di storie è oggi parte integrante della cultura letteraria dei paesi con lingua di origine turca, quali la Turchia, l’Azerbaigian, il Turkmenistan, il Kazakistan e, in misura minore, il Kirghizistan.

Non è stato ancora definito con precisione il periodo in cui i racconti orali sono stati raccolti e trascritti; gli studiosi propendono a collocarne la redazione intorno al XIV-XV secolo. I racconti di carattere epico raccolti ne Il libro di Dede Korkut rappresentano una parte dei circa 1000 racconti epici raccolti attorno alla cultura mongola e turca e tra questi si distinguono per importanza e valore storico. Il libro di Dede Korkut è stato dichiarato dall’UNESCO opera letteraria dell’anno 2000.

 

Le Mille e una notte, a cura di Roberta Denaro, Donzelli editore, 2007

Ogni immagine che compare nelle Mille e una notte, una strada, un angelo travestito, un tappeto, un mercante assai ricco… ne chiama a raccolta tante altre, in un gioco di metafore, di specchi, di rimbalzi, di inganni, di allusioni… Il destino, che di quest’opera è protagonista assoluto, crea gli incroci più improbabili, incongrui, quasi sempre inattesi: il popolo che si muove nel ricco e variegato paesaggio dei racconti va a caccia d’avventure dall’esito incerto e sorprendente. La presenza assente della sorte muove le genti, dà loro voce e silenzi, turbamenti e furie, passioni e meschinità. La vita di ognuno obbedisce a un disegno criptico e iniziatico di Dio, «signore generoso, artefice degli uomini e del creato», che qui è l’oscuro burattinaio di esseri indaffarati e affannati, brulicanti, ritratti mentre creano e combattono prodigi, seducono e si lasciano sedurre, tramano nel caos per intascare pezzi di vita, tra amori casti e sospirosi, e violente scene d’alcova. L’universo delle Mille e una notte è una società rappresentata in tutti i suoi ranghi, dalla vetta più alta della piramide a lerci bassifondi. Nel popolo sopravvivono, come un residuo della coscienza arcaica, gli spiriti dei jinn, di quella miriade di feticci e simboli pagani cancellati dal monoteismo musulmano. Le paure aleggiano in forma di spiritelli e oggetti incantati, colorando le storie di infantile, favolistico trasognamento e lasciando nel lettore l’impressione di attraversare, sì, il paese delle meraviglie, ma muovendosi lungo una linea di confine tra sincronismo del bambino e diacronia dell’adulto, tra preistoria e storia.

dall’introduzione di Vincenzo Cerami

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