Las nubes (VII)

di Guilermo Piro

trad. Piero Dal Bon

continua […]

A Horacio Zabalijuderguei

Gabriela Liffschitz

Nube di moroso tatto, complessa quiete di struttura preparata alla disgregazione – di edificio cadente, di ponte pensile. (E un continente che lotta per mantenersi stretto al suolo: lago di sale)

 

Nube gioviale, insinuante, felina; intelligente e astuta. Una falsificatrice geniale

 

Nubi di controvento, alberi torti, scossi, sospinti; e loro erette, estatiche, pali inchiodati di testa

 

E nonostante questo: la pace non abita là – quello che risiede là: una strana inquietudine, una convinta tristezza, una rassegnazione

 

La straordinaria difficoltà che rappresenta per loro muoversi per questo cielo diede a queste nubi aspetto di pugilatori, in modo che quando camminano ondeggiano professionalmente le spalle – i loro volti, chiaramente diversi dai nostri, sono tollerabili

 

Scoscesa, tortuosa, ma breve. A questa la perfezione fisica le permette stirarsi pigramente, adattarsi all’asprezza del suo cielo con un abbandono di cadavere

 

La notte è calma, l’atmosfera pesante – ma la nube, nuda, isolata, minuta, si mantiene ferma ed eretta

 

Marcia regolare, soave, veloce: la  manovra si effettuò con pulizia. (Una bocca nel cielo, piena di parole)

 

Il vento è crudele: promette un’altra dose di trattamento uguale quando l’epidermide sia pronta per riceverlo

 

Morire non è nulla, ma trasformarsi in acqua

 

continua …

Las nubes

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