Las nubes (II)

di Guilermo Piro
trad. Piero Dal Bon

continua […]

A Horacio Zabalijuderguei

Gabriela Liffschitz

 

             La nube è macchina, molla. Il peso se la porta. La fa muovere, la fa girare, nello stesso senso e con la stessa uguaglianza. E’ uniforme, non si smentisce; chi l’ha visto una volta l’ha vista in tutti gli istanti della sua vita. Quello che appare meno in lei è la sua anima: lei non recita, lei non si esercita; lei riposa.

           Vinti tutti i competitori l’ambizione muore nello stato solido, sicura della immensa riserva di forza e resistenza. Per la nube perspicace la condensazione è l’unico obiettivo.

             Un terrore immenso la invade quando intuisce che questo, l’unico cielo esistente, può crollare. L’anima aderisce al cielo, nulla ha maggiori dimensioni. Solamente la testa pensa e ragiona, e lei non crede. Solamente l’anima crede e l’anima è del cielo, e con lui nasce e con lui finisce. E’ cucita al corpo, che solamente ha bisogno di una macchia dove fermarsi a trascorrere

             Queste marciano con portamento triste perché sono tristi e si vergognano della loro malattia

             Cirro= riccio di capelli: la petulanza accompagna i capelli crespi

              Le nubi piccole sono felici perché si trovano tra esseri temerari e il mondo deve crederle temerarie

             Questa nube non infonderà mai terrore. Le manca la componente toccante, straziante; le mancano avversità e rabbia, la sensazione di vuoto sotto i piedi, la sensazione di assillo. Le piace essere magra e lo considera un vantaggio

             Nube opulenta, enfatica, solenne. D’aspetto sereno, ma nello stesso tempo sottilmente eloquente. Attiva e analitica, eretta e pulita. Il suo vigore è sorprendente, ma non s’affretta mai e neppure si altera. Raramente perde la pazienza e non si infuria mai

             Alcuni suggeriscono biondezza

             Sordido, sfuocato portamento di macchia miope. Un’aureola nevosa, di fugace stagnazione – contenta della sua forma: non la cambierebbe con nulla

             Di volto vigorosamente modellato in cera, messa vicino al fuoco fino a che la nitidezza della linea si fosse perduta.

             Emozionale e femminile: la nube volenterosa che nonostante questo si sente persa senza un vento che la domini

             La sua tornita sospensione, il suo smisurato equilibrio – si potrebbe dire che posa affinché la fotografino

             Un tipico tetto di volume.

             Una nube tanto densa che sembra un solido, tanto densa che proietta densa ombra e sembra, alla distanza, scolpita in marmo – e la su ombra, una rete dimenticata, stesa nell’acqua

             Nel cielo solo due ricci, ben posti in prospettiva. E niente più: la celesità in pieno – poco bianco al quale rendere onori

             Una bella nube da combattimento- e al lato suo, una nube di estensione, speciale per lunghe traversate

             Magnifica catena di montagne, nubi di rocca

             Goffa e astuta: sfigura le parole. Barbara, circospetta, vitale. (Nube d’alito o gigantesca boccata: con che facilità affascina)

             Nube allungata, serpente, che come un serpente colpita alla testa, fugge

             Una solenne densità di scultura di marmo (che è, nello stesso tempo, pezzo da collezione: abbandonata a metà del lavoro, ancora da perfezionare) ((Sulla catena: sparsi per il cielo: piccoli scarti, spruzzi, pezzi di marmo che morse il pungiglione))

             Nubi disperse, resti persi, staccati, messi a volare (ma che, una volta andati, ci fanno pentire del loro residuo

 continua[…]

Las nubes

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