Traduzioni
Las nubes (IV)
di Guilermo Piro
trad. Piero Dal Bon
A Horacio Zabalijuderguei
Gabriela Liffschitz

Un giorno, inaspettatamente, estate o inverno, autunno o primavera, una scossa manda sopra il fiume il corpo di una nube, la granitica nube che sosteneva la montagna. E la corrente, disorientata, cerca un cammino in altra direzione, verso la pace delle terre piane, dove le nubi non arrivano
Questa nube manca di autonomia. Liberata, appena allontanata da un istmo di vapore, che la sostiene, che la lega, non vuole partire, perdersi. La libertà, che è?; l’indipendenza, che è? Là, lontano, più in là, più lontano, ancora più lontano. Che vuole? La verità? Una caramella acida nella nella bocca?
Senza dubbio il cammino retto è il più difficile. La nube perspicace, per quale la condensazione è l’unico obbiettivo, non si commuove. L’altezza, l’altezza è quello che importa. Un’esperienza morta. La conquista evaporata.
Ci sono tante, tante nubi, e vogliono tutte esistere. Enigmatico il luogo nel quale si trovano. Tante comprensioni, tante compenetrazioni, e tutto conserva consistenza
Sempre qualcosa di fantasmatico. Le nubi passano come se fossero un solo pezzo, vuoto. Fermi i sensi, la vita, tutta, ferma: tutto immobilizzato. Un cielo tanto secco che sembra invisibile, le nubi, opache come la terra, come se non fossero di acqua
Questo mosaico razziale è tanto vasto, tanto bello, tanto potente
Ci sono cose che ripugnano. Si può sopportare qualsiasi cosa, qualsiasi calamità. Ma il cammino di due nubi che scivolano l’una contro l’altra divide il cielo di due parti. E oramai non si può parlare né di tempo né di spazio. E’ una visione dell’interno della vita
Inquieta, veemente, impulsiva; stabile, virtuosa, persuasiva. Tranquilla e volubile. La sua debolezza la espone a rapidi accessi di esaurita passione, preceduta da larghi periodi di ostinazione malaticcia
Timida, bianca, imberbe. L’anelito e la debolezza convivono. Nube cauta giudice di nube
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