Traduzioni
Las nubes (V)
di Guilermo Piro
trad. Piero Dal Bon
A Horacio Zabalijuderguei
Gabriela Liffschitz
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Squarciate, in pila, dentellate in migliaia di frammenti tanto forti e quasi così affilati come metallo
Questa nube non ha la tinta cinerea del suo cielo. Sta nella pila di montagne enormi di superficie ondulante, come se avessero giocato con lei quando era ancora blanda
Una massa di nubi troppo oscura, troppo chiusa per essere divisa. Ci sono riusciti
Nube in atteggiamento di ascoltatrice inscrutabile, difficile da sorprendere. Di quelle che ascoltano uno intelligentemente fino a che finisce, e dopo, cambiano di argomento
Comprensiva, quasi assorta, sorpresa del suo proprio coraggio, ha per istinto le qualità della ribellione. Ma non può prendere il comando perché la sua salute rimase incrinata nelle grandi altezze. Possiede il dono, raro tra le nubi, di perfezionare una cosa buona. E’ educata e piena di immaginazione, astuta e sagace. Il suo senso di quello che è adeguato rimodella il mestiere. Nonostante sia tanto influente passa inavvertita – lei le porterebbe più in là della gioiosa avventura
Per esempio: per loro basta avanzare rettamente posando gli occhi sulla terra della campagna affinché dimentichino molte cose- o sono le cose quelle che le dimenticano, quelle che improvvisamente si allontanano da loro
Questa nube ha il volto plumbeo e invecchiato. Dal giorno in cui nasce fino a quando muore, questo fenomeno di morosità, questo leggero mostro, non sorride per nessuno. Gli altri si offrono di consolarla ma lei viaggia senza posa, ammutolita, sempre sola
Mentre avanzano in ordine osservano tutte le aperture. Non avevano mai immaginato che potesse avere tante finestre. Sono tanto belle e tanto quiete, ritagliate nei grandi muri di pietra. Sono tanto profonde, sono tanto numerose e dentro di loro accadono tante cose. Non ci sono forse più finestre che stelle?
Loro passano davanti a ogni finestra. Questi occhi non giudicano, sono semplicemente aperti. Respirano le loro silhouette, come una bocca respira l’aria, senza comprendere
Guardo; solo gambe e braccia dispersi, resti persi. Di tanto in tanto qualche volto, ma con gli occhi fissi e vuoti, contemplando qualcosa che non appare mai, qualcosa che spaventa e che nonostante questo ama e desidera, amò e desiderò in un altro tempo. Il cielo divora tutto non appena emerge un poco da lui. Ma la nube guarda fissamente. Continuerà a stare lì, per migliaia di secoli, con gli occhi aperti
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