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William Wall, C’è un modo giusto e uno sbagliato per cantare una canzone.

Nell’ultimo romanzo di William Wall, L’albero della libertà (Aboca, 2025) siamo due ragazzini della Repubblica d’Irlanda che vivono il proprio tempo sospeso nella clessidra delle maree. Dall’oceano arrivano carcasse di balene, storie di alberi, muri d’acqua che compaiono e scompaiono con precisione lunare, e mentre immaginiamo con loro luoghi sconosciuti e impariamo che l’irlandese ha un sacco di modi segreti per dire le cose, gli echi della geografia si fanno più cupi. È il 1969 e da nord arrivano notizie di un popolo che si infiamma e alza barricate contro sé stesso. «Ci sono cinquecento chilometri tra Cork e il nord dell’Irlanda», dice William Wall, intervistato al Quarto Pianeta Festival di Genova, «ma noi che eravamo ragazzini, come i protagonisti della storia [Cork è la sua città natale] non sapevamo nulla, per noi all’epoca è stato come svegliarsi dall’infanzia. Il poliziotto che conoscevamo noi era un uomo gentile, che esortava chi era ubriaco a lasciare la macchina e ad andare a piedi, prendendogli le chiavi con dolcezza».

I disordini al Nord sono gravi e il giornale di papà vuole che lui li racconti. La gente manifesta per strada, pesta sui tamburi e tutti si insultano uno contro l’altro. La gente viene picchiata e la polizia è coinvolta nei tumulti. Papà dice che non sempre i poliziotti sono brave persone. Loro vedono tutto alla televisione ma quello che non capiscono è perché ogni cosa alla televisione è in bianco e nero. Gortnacarriga è soprattutto verde, Canvanee è marroncina come la sabbia e il mare è blu o verde o grigio. Intorno a casa cose bianche o nere non se ne vedono mai.

Liam e Seán faticano a comprendere, parlano con Peter Winter, il vecchio che abita sulla casa in collina con un cane di nome Lutero e che quando arriva dice cose come Dio benedica il lavoro o Dio sia con voi e dà del pagano al padre che non entra mai in chiesa. Non soddisfatti si rivolgono a una giovane rifugiata, la prima persona della loro età di cui non conoscevano il nome ed anche la prima a non essere troppo brava ad arrampicarsi. Monica dice che i Prod le hanno bruciato la casa, parla di canzoni arancioni
che cosa sono i maledetti arancioni?

e di ragazzi che imparano a fabbricare bombe molotov. Liam, Seán e Monica camminano scalzi sulla spiaggia resa deserta dalla bassa marea, mentre a 400.000 chilometri di distanza Neil Armstrong mette piede sulla luna.
c’è un modo giusto e uno sbagliato per cantare una canzone

A casa i due fratelli ribaltano i dubbi ai genitori, ma è sempre un «non è così semplice». Pagina dopo pagina, li accompagniamo, salutiamo i vicini, aggiungiamo dei pezzi, pensiamo che se esistono i bambini neri allora è vero che ci sono anche quelli arancioni e che da grandi magari diventano uomini arancioni, osserviamo i movimenti circospetti di chi deve nascondersi, della polizia che controlla, ci preoccupiamo per il padre e finiamo per capire le vere ragioni di quell’odio tra protestanti e cattolici. In fondo, quella storia era arrivata un po’ sbiadita anche a noi, come a Liam e a Seán, come se fosse successa in un altro continente, ma uno dei poteri della letteratura è quello di riuscire a sintetizzare la complessità della realtà in modo efficace, raccontandone ombre e sfumature.

WILLIAM WALL è autore di nove romanzi, di cui tradotti in Italia Il turno di Grace (2021), La ballata del letto vuoto (2022), entrambi per Nutrimenti, Ti ricordi Mattie Lantry (Guanda, 2024), tre raccolte di racconti, cinque raccolte di poesia, di cui Le notizie sono (Mobydick, 2012), seleziona per il pubblico italiano una prima parte della sua produzione. È stato il primo europeo a vincere il Drue Heinz Literature Prize (2017) e ha vinto numerosi altri premi tra cui il Virginia Faulkner Prize. Vive tra l’Irlanda e la Liguria, a Camogli, e traduce dall’italiano.
foto 1-4: Enzo Fornione per Granda In Rivolta
foto 5: William Wall al Quarto Pianeta Festival, a Genova
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