Approfondimenti
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a cura di Guido Michelone
Negazione dell’Olocausto

A rivedere più volte Konspiration 58 – che dura, va ricordato, poco meno di mezzora – si intuisce chiaramente che Löfstedt, film maker democratico e antifascista, vuole prendere di mira, per demolirle, le teorie del complotto sulla negazione dell’Olocausto, che in Svezia e in altri paesi europei vengono popolarizzate negli anni Settanta dal saggista britannico, naturalizzato francese, Robert Faurisson, il quale all’inizio pubblica una serie di articoli sulla rivista californiana di estrema destra «Journal of Historical Review». Le idee presentate – che escludono forni crematori, camere a gas, campi di sterminio e soprattutto il genocidio di milioni fra ebrei, omosessuali, zingari, handicappati, anarchici, comunisti – sono un esempio recente fra ignoranza e malafede emerso negli ultimi decenni, come ad esempio in primis il terrapiattismo, il creazionismo e di recente il negazionsimo del coronavirus.
Come sottolinea l’ex presidente della UEFA, i giovani del XXI secolo possono essere sedotti dalle teorie del complotto che mettono in discussione eventi storici avvenuti prima delle loro nascite. Nel 2020, in Francia, paese appunto di Faurisson, circa il 23% dei cittadini con meno di 38 anni pensa che “(…) l’Olocausto è un mito o il numero degli ebrei assassinati durante l’Olocausto è stato notevolmente esagerato”, per citare uno studio della Jewish Claim Conference: si tratta purtroppo di un dato significativo che testimonierebbe la forte influenza delle ideologie negazioniste tra le ultime generazioni. Al contrario di Faurisson, Löfstedt vuole evidenziare l’importanza della critica delle fonti quando si ottengono informazioni, soprattutto dai media stessi.
Ancora una volta, come dicono molti intellettuali, il calcio è una metafora della vita, perché la consapevole assurdità di Konspiration 58 arriva a costituire uno spettacolo al contempo divertente, educativo, problematico. La voluta commistione tra fiction e realtà, partendo dal football, intende sollevare grossi interrogativi sul revisionismo storico che, a sua volta, pervade e minaccia l’attuale presente. La manipolazione degli avvenimenti, le bugiarde testimonianze di astanti veri e falsi, l’appropriarsi indebitamente di immagini di repertorio risultano tutti strumenti impiegati (e impegnati) a comporre una verità alternativa, che però non è tale, perché nessuno riuscirà mai a convincere che gli undici verde-oro del Brasile non siano vincitori del loro primo mondiale: corre l’anno 1958 e in Svezia gioca uno squadrone con un esordiente diciottenne nato nelle poverissime favelas, che si appresta a diventare il miglior calciatore di sempre: Edson Arantes do Nascimento, detto Pelé.
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