Maccheronicamente i Guelfi non sono i Ghibellini, i fascisti non sono antifascisti.

Identità.

a cura di Vittorio Alfieri

Nella perenne campagna elettorale in cui vive il Belpaese è un principio molto dibattuto tra gli enti politici per definirsi. In filosofia il principio d’identità afferma che ogni cosa è uguale a sé stessa, NiedernGasse=NiedernGasse, ossia che un soggetto non può essere nello stesso tempo NiedernGasse e non meno NiedernGasse.

Maccheronicamente i Guelfi non sono i Ghibellini, i fascisti non sono antifascisti.

L’esistente, l’essere, fu al centro del confronto filosofico sin da subito. Infatti Eraclito e Parmenide nel V secolo a.C., ebbero teorie opposte sulla natura della realtà e della sua identità. Il primo è dell’idea che “tutto diviene”, negando che l’oggetto possa permanere identico a se stesso mentre egli crede nel divenire e nella trasformazione continua. Parmenide sostiene che l’essere è immutabile e eterno e generò l’ontologia: studio sull’essere, di ciò che è per eccellenza, che non muta, è visto come origine della presenza di tutte le cose e di tutti gli enti. Aiuta a comprendere che l’essere partecipato dagli enti è infinito infinitamente perfetto, l’essenza delimita la perfezione dell’essere negli enti e rende l’ente finito.

Facendo un salto temporale dall’origine speculativa ai giorni che si vivono:”L’identità collettiva è una fantasia del mondo contemporaneo. Se c’è una terra che non ne ha è proprio l’Italia, composta da una moltitudine di etnie. L’identità personale invece si sviluppa come dono dell’altro, che arriva dal riconoscimento della famiglia e dall’educazione. Un bambino si forma a seconda di quello che gli viene attribuito. Anche da adulti l’identità ci viene donata dagli apparati di riconoscimento: un avanzamento di carriera la rafforza, un mobbing la demotiva. Aristotele diceva “Quando un uomo entra in una comunità e pensa di fare a meno degli altri o è bestia o è dio. Ma non è un uomo”. Purtroppo il cristianesimo ha privilegiato l’individuo rispetto alla società, perché l’anima si salva individualmente”, è il pensiero di Umberto Galimberti.

Sigmund Freud filosofo e padre della psicoanalisi descrive le tre istanze della psiche che formano il comportamento e in un’eccezione eterodossa l’identità, in es, io e superio. Es è l’insieme dei desideri istintivi e di pulsioni privi di moralità che in un parallelismo, in Nietzsche è lo spirito dionisiaco, Herman Hesse lo esprime in Boccadoro, essi  non sono coordinati. Il Super-io svolge il ruolo critico e moralizzante composto da un modello strutturale dell’apparato psichico ed è quella che si origina dalla interiorizzazione dei codici di comportamento, divieti, ingiunzioni, schemi di valore, bene o male, giusto o sbagliato, buono o cattivo, gradevole o sgradevole, che compongono il modello strutturale dell’apparato psichico e si origina dall’assimilazione dei codici di comportamento, divieti, ingiunzioni, schemi costruiscono le sovrastrutture, per il premio Nobel della letteratura sono rappresentate da Narciso che la prole in età prepuberale apprende dai genitori. L’ Io è la sintesi alle due istanze ed è l’identità soggettiva.

La ricerca della propria può essere un processo che dura un’esistenza e senza essere blasfemi mutuando Eraclito, è in divenire oppure restare la stessa.