Uguaglianza

a cura di Vittorio Alfieri

Uguaglianza. L’ideale è narrato anche nella trilogia del cineasta Kieślowski, Trois couleurs : Blanc, Tre colori – Film bianco, precedentemente si è scritto sulla libertà.

Nella Grecia classica il principio fu esercitato parzialmente nelle poleis, perché le questioni pubbliche erano affidate ai cittadini, essi erano a pieno titolo: i maschi adulti liberi, purché nati da genitori ateniesi e liberi anch’essi, erano escluse le donne, gli stranieri residenti liberi e gli schiavi. Inoltre sembra che la cittadinanza fosse strettamente collegata alla proprietà terriera -un nesso ancora assai disputato-. Vigevano fra i cittadini l’isonomia, l’eguaglianza di fronte alla legge e l’isegoria, l’uguale diritto di prendere parola nelle assemble, le decisioni venivano prese a seguito di dibattiti e discussioni nelle quali si faceva ampio uso della retorica, nell’accezione nobile.

Socrate ne discute con Callicle nel Gorgia di Platone. Per il padre fondatore della filosofia morale l’uguaglianza geometrica può molto sia tra gli dei, per il quale pur ammettendone l’esistenza non sono i garanti dell’ordine cosmico, sia tra gli uomini.

L’essere umano dovrebbe comprendere che i principi di uguaglianza, che la geometria applica nell’universo, devono essere applicati anche tra gli uomini. Nella cultura occidentale, fu introdotta con lo stoicismo che affermava l’uguaglianza della natura umana in ogni individuo, anche in colore che erano considerati esseri inferiori e soprattutto con il cristianesimo -che ritiene tutti gli uomini dotati della stessa dignità, in quanto figli di un medesimo Padre -.

Il concetto che gli esseri umani siano uguali tra loro fu decisivo nelle vicende sociali e politiche soltanto a partire dal Seicento. Dopo oltre due millenni, Rosseau nel saggio Discorso sull’origine e i fondamenti dell’ineguaglianza tra gli uomini asseriva: “Il primo che, recintato un terreno, ebbe l’idea di dire: Questo è mio, e trovò persone così ingenue da credergli, fu il vero fondatore della società civile. Quanti delitti, guerre, assassini, quante miserie ed orrori avrebbe risparmiato al ge­nere umano colui che, strappando i paletti o colmando il fos­sato, avesse gridato ai suoi simili: Guardatevi dall’ascoltare quest’impostore; siete perduti, se dimenticate che i frutti sono di tutti e la terra non è di nessuno”. Per lo svizzero è prioritario il diritto naturale a quello positivo, in natura tutti hanno la prerogativa di un riparo -l’abitazione-, ma fin dalla notte dei tempi essa ha generato ostilità perché l’ambizione divorante, la bramosia di superiorità materiale che per un vero bisogno, ispira a tutti gli uomini una cupa tendenza a danneggiarsi reciproca­mente, sempre il desiderio nascosto di guadagnare a spese degli altri; tutti questi mali sono il primo risultato della proprietà con la nascita dell’ineguaglianza.

L’idea di Rosseau, diversa dal fondatore del pensiero liberale di Locke, -per il quale i valori preminenti sono: vita, libertà, tolleranza religiosa e appunto proprietà privata- è che nello stato di natura tutti gli uomini possono essere uguali e godere di una libertà illimitata, ma con l’introduzione del denaro e degli scambi commerciali, tuttavia, l’uomo tende ad accumulare le sue proprietà e a difenderle, escludendone gli altri dal possesso. È indubitabile che il modello economico che si sia affermato è quello del patrimonio acuito dalla rivoluzione industriale, che un altro filosofo Karl Marx tentò di combattere. Per il tedesco l’uomo non può risolvere i suoi problemi solo con la speculazione, quanto con una azione criticamente illuminata e diretta. Insomma, la teoria deve servire alla pratica. Marx ha cercato di realizzare una interpretazione del mondo e dell’uomo che fosse, impegno di trasformazione e attività rivoluzionaria, con il fine di abolire le classi sociali, la proprietà privata e i mezzi di produzione, come strumento per il raggiungimento dell’uguaglianza sociale. Oggi il concetto che tutti gli esseri umani, qualunque sia la loro posizione sociale, la loro nazionalità, il credo, lavoro, il loro sesso o etnia, abbiano diritto ad un’uguale considerazione da parte degli altri è accettato come principio da tutti i membri delle Nazioni Unite. Tutto ciò in astratto, poiché finanche nelle nazioni più evoluzione esiste ancora la sperequazione e si riporta come paradigma la disparità di genere. L’uguaglianza va tuttora perseguita.