NEI PAESI DI SUPER VICKY – parte 3

(INTERVISTA SU DUE LIBRI IN CONNESSIONE)

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A PROPOSITO DI GARGANTA PRESS

A Luca Dipierro (editore): Anche Garganta, come Ophelia Borghesan, è un doppio in quanto opera contemporaneamente negli Stati Uniti e in Italia e pubblica libri sia in inglese che in italiano. Da dove nasce una scelta così particolare e per certi versi anche molto impegnativa?

L’idea di una casa editrice bilingue si è sviluppata intorno alla pratica della traduzione, che per me non è solo lavoro ma anche una condizione, visto che sono nato in Italia e vivo negli Stati Uniti da vent’anni e mi devo barcamenare fra due culture. La traduzione solleva problematiche che hanno a che vedere con il rapporto tra identità e alterità (un filo rosso nel pensiero: Bachtin, Levinas, De Certeau, Todorov). La casa editrice è composta anche da altre persone (Leni Zumas, editor; Will Kinser, grafica; Makena Nahas, web) che lavorano con me in questa zona di confine. Fare libri in due lingue ci sembra spericolato abbastanza da non annoiarci.

 

 

A Luca Dipierro (editore): perché avete deciso di inaugurare la casa editrice proprio con “Le ceneri di Super Vicky”? Cosa di questo libro ha colpito Garganta?

Le ceneri di Super Vicki è un libro eccentrico, nel senso che si decentra sempre rispetto allo sguardo che cerca di metterlo in prospettiva, come fa il famoso disegnatore di Dürer con la modella vista attraverso la grata. È un libro che opera nello specifico poetico, con inventiva e sapienza metrica, e allo stesso tempo si sbilancia verso il mondo. E poi, cosa molto importante, non è un libro di poesia noioso. I libri di poesia non devono per forza essere noiosi, possono anche divertire come le opere di narrativa o i film.

 

Da “Le ceneri di Super Vicky”

Seduta sul muretto fa un sorriso
soltanto per la foto, un muratore
la guarda come guardi un cane morto.

*
Aspetta il verde impensierita da
non sa che cosa, e mastica la gomma

l’eyeliner non le cola, forse dopo.

*
La luce da Eurobrico che sfarfalla
le illumina le mèches, tra le cesoie
inciampa, suo marito scuote il capo.

*

In primo pano vedi la ragazza

Con il vestito rosso, smanicato,

sorride, è fuori fuoco, altrui saluta,

al centro c’è il ragazzo che si volta

e fischia, ha la camicia a quadri blu,

a desta, mano nella mano, vedi

la fidanzata sbigottita, forse.

Da “Nei paesi infimi”

 

 

Arte della prudenza
Nei giardini, gli inservienti liberavano farfalle da piccoli scrigni di vetro. Le farfalle rientravano immediatamente perché non si fidavano dell’aria aperta.

Xerox

A volte nelle fotocopiatrici ci scappava un dito, un pelo, una graffetta.

 

 

Biro

Un bambino si nasconde sotto il tavolo a disegnare un cavallo. Da tutti i cavalli disegnati nasce un cavallo di sangue di biro blu.

Senza saperlo si possono svegliare le potenze infernali. Dal letargo esce Satana con tutta la corte per trarre uno dei suoi cavallini dall’inferno e offrirlo in dono.

Le froge sono disegnate più larghe per evitare che il cavallo soffochi. Al bambino sembra sempre di sentirlo rantolare. Gli mette in bocca cento denti per fare in modo che possa masticare bene. Gli dà da mangiare di tutto, carne in scatola, fabbriche, aerei.

Il bambino disegna un’inserviente piccolissima che tiene un ombrello sopra la testa del cavallo così che non prenda un’insolazione. Il cavallo non smette di mangiare, si ingrandisce sempre di più, le linee del suo corpo coincidono ormai con i margini del foglio.

Cavalli rettangolari vengono strigliati con piccoli pettini.

Un giorno il bambino disegna il cavallo a letto e gli fa dire le sue ultime volontà. Disegna un funerale sfarzoso, tutti i presenti indossano pennacchi neri.