Cristina III

a cura di Giorgio Galli

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Firenze, 7 giugno

Chris, adoro l’acidità delle tue osservazioni, ma sono preoccupata perché ti sento troppo pessimista. Io pure non amo l’Italia di oggi, ma -forse perché vivo in una realtà più piccola- mi sento anche grata alla vita per mettermi in contatto con persone speciali -fra cui te- e per le bellezze che la città mi dispensa ogni giorno, e che sono opera dell’uomo. Lo so, tu mi dirai che le opere umane sono state realizzate spesso da schiavi o sono state ideate da uomini che nella vita erano egoisti, fedifraghi, insensibili, torturatori delle loro mogli -senza contare che erano appunto tutti uomini e che una come me avrebbe fatto la schiava di casa -o sarebbe stata sbattuta in manicomio. Tutto vero. Eppure, io mi sento colmata dalla bellezza del mondo, e ne trovo di nuova ogni giorno, e ogni giorno scopro nuovi motivi per apprezzarla. No, davvero, sulla mia bilancia, i motivi per vivere sono di più di quelli per non vivere -e te lo dico da persona che non ha paura della morte, anzi la ha desiderata a volte come liberazione dall’angoscia. Ti bacio Chris, qui sei al sicuro nello scrigno della mia amicizia.

Roma, 8 giugno

Cara,
se ci rivedessimo ora noteresti per prima cosa che sono ingrassato. Ma non di poco: sono proprio diventato un dirigibile. Gli anni di disoccupazione e depressione hanno lasciato una traccia che poi si è trasformata in una tara: troppe medicine -ancora oggi!- e troppo alcool e fumo. Con l’alcool non ho più problemi, ma con il fumo sì: fumo troppo e bevo troppi caffè. Non un regime di vita coerente per uno che ha paura degli infarti. Mio nonno fumava, e zac!, un infarto se l’è portato via. Mio padre idem. Io ho fatto tutti i controlli di questo mondo e non ho niente che non vada al cuore, ma con queste cose non si può mai sapere e ho sempre tanta paura -anche se non mi comporto di conseguenza.

Non ho ancora saputo niente di Cristina, scusa. Magari scopriremo che è una street photographer di fama e che quelli sono i suoi scatti giovanili.

Firenze, 9 giugno

Oddio, Cristina M. non mi dice nulla, ma io sono molto ignorante. Non sono una fotografa, sono solo una crisalide che si sta schiudendo, e con lentezza. Anche la mia preparazione culturale lascia a desiderare. Mi informerò con persone che ne sanno più di me. Buonanotte -anch’io oggi mi sento colma e silente come dici tu.

Firenze, 25 giugno

Scusami Chris, mi faccio sentire poco ma questo caldo mi opprime in un modo che non so descrivere. Prima non mi succedeva, ma ora sono tre anni che d’estate mi sento male dal caldo. Non so se dipenda dal cambiamento climatico o da me. Mi avvicino ai cinquant’anni, la mia interiorità ha subito dei rivolgimenti ed anche il mio corpo sta cambiando. Tu dici di come è cambiato il tuo, ma se ci rivedessimo oggi io sono sicura che ti troverei perfetto, perché troverei te.
Non ho trovato nessuna notizia di questa Cristina Megale, come ti ha detto che si chiama il robivecchi: e dire che mi sono rivolta a persone che la fotografia degli ultimi cinquant’anni la conoscono bene. Con ogni probabilità si tratta di qualcuno che ha esercitato la fotografia a livello amatoriale, senza rendersi conto del tesoro che aveva accumulato. Ma è straordinaria. Dovremmo organizzare insieme una mostra su di lei. Ti va? Hai ancora quel contatto di Via Margutta? Mandale le foto via mail, vedrai, si convincerà. Cristina –la chiamo così, come se fosse un’amica- ha lo sguardo dei bambini. Sembra che tutto della realtà la sorprenda, non dà mai nulla per già noto. E al tempo stesso tutto per lei è un grande mistero. Mi ricordo, da piccola, quanto mi sembrava gigantesco l’autobus che mi portava a casa, a Parma. Col tempo quell’autobus è diventato normale. Cristina vede l’autobus ancora come un’apparizione sensazionale, come se fosse rimasta bambina. È un dono che hanno in pochi. Dovresti scrivere su di lei, pensaci.
Ora vado a lavare i piatti, poi devo pulire casa perché domani abbiamo ospiti. Mi piace la mia vita, ho tutto l’essenziale e solo quello, e non si può avere dono più grande. Se dovessi morire domani, saprei che sono stata in linea con me stessa. Ho pochi pregi, ma almeno questo.
Ti bacio l’anima.

 

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scritture di frontiera (Giorgio Galli)

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