Elsi, la bambola viaggiatrice e Kafka

Elsi, la bambola viaggiatrice e Kafka, a cura di Lisa Orlando

[Certe esperienze (credo) accadano solo agli scrittori che, incapaci di vivere la realtà o bisognosi d’un supplemento d’irrealtà, si costruiscono, contro la finitudine e la notte, l’impeccabile involucro: le storie.]

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Durante una delle sue passeggiate al parco Steglitz, Franza Kafka incontrò una bambina (Elsi) che piangeva: aveva perduto la sua bambola, la più adorata – Brigida –, regalatale dalla mamma il giorno della sua nascita. Non riuscendo a trovarla, Kakfa (intento ad allietarle il cuore e in virtù della sua fervida immaginazione) disse alla bimba che il giorno dopo le avrebbe consegnato una lettera, poiché lui era il postino delle bambole. “Quel giorno (lo scrittore boemo) cadde in preda allo stesso stato di esaltazione nervosa che lo assaliva ogni volta che si sedeva alla scrivania, che fosse per scrivere una lettera o una cartolina”.

“Per favore non piangere, sono partita in viaggio per vedere il mondo, ti riscriverò molto presto raccontandoti le mie avventure”; iniziava così la lettera destinata a Elsi; per ben tre settimane Kafka scrisse diverse lettere descrivendo, con moti di vitalità, le favolistiche storie riguardanti la bambola viaggiatrice e che, poi, leggeva a Elsi –regalandole e regalandosi, in felice reazione, una singolare specie di gioia, accanto alle quale ve n’era, probabilmente, un’altra laterale, derivata dal senso di profonda tenerezza: ch’è l’ingenuità del mondo bambino. Ancora, nelle lettere, Kafka spiegava a Elsi che l’amore, quello vero, rende liberi e null’altro desidera che la felicità dell’altro. In quel periodo, lo scrittore ebbe modo di curare la ferita di Elsi, tuttavia, bisognava trovare il finale adatto, e che assicurasse la massima consolazione; pertanto, su suggerimento di Dora (sua compagna), Kakfa scrisse che la bambola, ponendo fine al suo girovagare, si era finalmente sposata. Presentandosi al parco (era ormai l’ultima volta), Kafka donò alla bimba un’altra bambola, dicendole che quello era il regalo di Brigida, perché era necessario continuare ad amare ancora, e ancora…

È, questo, un racconto scritto da un noto narratore spagnolo, Jordi Sierra i Fabra, e che celebra l’incontro tra il mondo degli adulti e quello dei bambini, tuttavia, è tratto da una storia vera, perché Kafka (per davvero!) nel 1923 incontrò nel parco Steglitz una bimba e che aveva perso la sua bambola. Lo scrittore si cimentò realmente nella stesura delle lettere, ma quest’ultime non furono ma più ritrovate; perché, alle volte, quando la realtà si sottrae, ad occupare il suo spazio è il movimento della materia immaginativa.

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