Il sempremai. Primi materiali su La sommersione di Sara Ventroni, Aragno 2016. (Marco Giovenale)

Ventroni

Ventroni“>La Sommersione

1.

“Adesso che si rompono le cose esistono” (p. 7, incipit del libro)

SaraVentroniPoetessa
sara ventroni

E:

“Quello che siamo stati
e quello che non siamo ancora
adesso sono insieme
movimento di frantumi
finiti e commensurabili
perché intero è il limite” (ibid.)

Con Eliot: movimento e stilness coincidenti. Vacuità, vanitas.

Elencazione di res, fenomeni: “la crescita delle piante domestiche, le confessioni all’aria aperta / la vocazione alla clausura, il saluto ai morti, l’evasione / il riso sugli sposi, la mano armata / la fuga da casa, il sonno leggero, il ritorno alla ragione” (ibid.)

E: “Compilare con cura il catalogo del vivente / per salvare l’esistenza dalla dispersione” (p. 55)

Da osservare la chiusa della prima parte del testo di incipit (p. 7, ancora): “il finito è il nostro per sempre” (il-il). Questo doppio articolo determinativo raddoppia la finitezza. Chiude il cappio su “finito” e “nostro”. Il “per sempre” è dunque doppiamente lontano dalle metafisiche. Cfr. più avanti, p. 49: “mai per sempre”. (Un “riso sugli sposi”, di fatto).

§

2.

Immagina un naufragio” (titolo della prima sezione, p. 5)

È il tema personale e politico del libro intero. Avanzamento per immagini. (Anche alla lettera – fuori lettera – presenti nel libro: come fotografie).

Oscilla sul crinale ironico, sul distacco. In tutto il libro sono chiari anche i termini di una ironia (sulla) politica: parlando della perdita/sommersione di idrocarburi, a p. 17, “È un’abitudine la catastrofe”.

§

3. Allegoria (e ironia)

“costeggiamo in silenzio la riva saltando / di sasso in sasso” (p. 19)

“Le nostre rotazioni da sempre coincidono / di notte ci diamo le spalle / da milioni di anni / siamo abitudinari” (p. 48, nel testo: come la Luna nasconde una faccia, costantemente, alla Terra).

“È tutto scritto dal punto di vista del fondale” (p. 69). (Dove “fondale” sbalza più strati semantici: fondale marino, fondale di teatro, di gioco, disegnato, arabescato, neutro. Ogni strato passibile di rovesciamento corrosivo).

“stava sistematicamente distruggendo se stessa, e portava la verità” (p. 81)

“Le monete luccicano sul fondo / di acque internazionali” (p. 107)

Ma: anche un esplicito rifiuto delle (rigidità delle) allegorie: “Ora sarebbe facile concludere che la rivoluzione / resta insepolta. / Per sempre sommersa / in un fondo. Confusa con altro. // E non concludiamo” (p. 96, e: notare – avendo memorizzato p. 49 – il possibile valore oscillante del “Per sempre”).

Ironia in “Proseguendo la tua invettiva” (p. 41)

§

4. Poetica dell’errore

“Mostrare da subito l’usura / di una poesia” (p. 23)

Daccapo ironia: “di questi errori / noi sentivamo grande bisogno” (ibid.)

E verso la scienza, in riferimento ad un carotaggio nei ghiacci: “Avete scoperto niente di niente. / Non sapete nemmeno / accendere un fuoco” (p. 31). (Ulteriore anfibologia, peso semantico: “accendere un fuoco”).

“Hai una coscienza, ne hai troppa. / La situazione consente una pausa” (p. 33).

“Non voglio scrivere una di quelle cose che ‘funzionano’. Io non faccio compitini” (p. 80). (Detto della scrittura di un romanzo).

§

5.

Ciò che tutto il libro mette in atto – con coraggio, assertivo – è una alternanza energica e allo stesso tempo ‘serena’, come ‘metallica’, imbrigliata/trattenuta (al di là e al di fuori di ogni retorica), tra impeto critico-corrosivo (veramente connotato politicamente) e quiescenza, attesa, rinvio (i “carciofi da capare” di una poesia memorabile in cui gli ortaggi compaiono a rinviare allegri pensieri di ghigliottina, p. 32). (N.b.: i carciofi sono “sopra il giornale di ieri”. Ancora, dunque: ironia, allegoria, pluralità di piani).

Sezione Il Mare della Tranquillità. Incipit: “Poi non abbiamo più continuato / ad andare sulla luna”. Coscienza del tutto ‘fenomenizzata’ (in nomi, esseri, oggetti, correlativi oggettivi) della incommensurabilità di eventi o pensieri umani a fronte del mondo, della natura, dello schiacciamento di acqua e masse terrestri. Esplicito riferimento a Leopardi (p. 46). La conclusione di questo Mare (a p. 49) contiene il citato “mai per sempre” (che non è solo una negazione del sempre ma anche una sorta di semprificazione del mai).

§

6.

Bachmann [

§

7.

Il senso di compresenza di disillusione e impegno spicca più che altrove nel testo Panopticon, congerie di materiali, collage, anche se forse non cut-up.

Qui come nel resto delle sezioni è immediata l’apparizione di uno stile molto sottolineato identificato identificabile. Assolutamente non confessional e però – tramite correlativi oggettivi – quasi specchiante: “Sette anni di sommersione. / Sette? È tutto scritto dal punto di vista del fondale” (p. 69).

Incipit della sez. eponima del libro (p. 99). In corsivo.

Il nuovo sentimento nazionale è la concordia.
Dopo le piccole ambizioni, dopo i colori accesi
dei canali commerciali
salutiamo la costa e ci inchiniamo alla vita che resta
anche senza di noi.

Ci affidiamo alle regole degli abissi calmi.
Indossiamo cravatta e scarpe buone.
Riposiamo sul fondale. Non ci disturba
più nessuno, e niente ci disgusta

Gli “abissi calmi” e il “noi” sono il contrasto e il pronome più rischiosi immaginabili. Forse in prosa. Non in poesia, seguendo qui (e dunque scompaginando/reimpaginando) tracce che il Novecento migliore lancia alle scritture contemporanee.

§

8. Una sintesi (impropria): inflessioni nel libro (inclinazioni del)

– Allegoria tracciata e insieme ambigua o negata ricusata rifiutata (ma come in un movimento che lascia felicemente sospesa la decisione sullo statuto secondo del messaggio testuale).

– Correlativo oggettivo come narrazione di frammento in verità irrelato, anche se e dove in connessione con una possibile ipotassi che quindi ricostruisce rapporti sul piano sintattico (laddove sembrava che tematicamente o logicamente mancassero appigli al lettore per costituire nessi). Questo si verifica a volte nella forma semplice della finalità (o della ‘istruzione’, indicazione: quasi da scores, forzando la mano a Kaprow): ‘per fare x si fa y’ (p. 107).

– Alternanza tra freddo e cumulo: il cumulo è quello dei fatti, il freddo è l’acqua (disillusione, distanza totale) che li sommerge, li consuma. Questa inflessione tende a cancellare, con successo, tentazioni di espressionismo. Dove la mano potrebbe calcare di più disegnando le figure e i dettagli ulteriori, un getto intero di disincanto funziona da pasta abrasiva.

§

9. Ipotesi arbitraria.
 

Una figura ‘implicita’ e assente (perché rifiutata) è, nel libro, Ofelia.
Che infatti – nell’imperversante iconografia, in Millais eccetera – non è davvero sommersa, anzi fluttua a pelo dell’acqua.

Ora: piuttosto che figurare come carta da gioco (sottile, fluttuante, superficie) o donna ‘giocata’ dal trickster o dubbioso di turno (sia esso il testo o la storia), ecco che nel libro la voce – il verso, il flusso, la vicenda – preferisce la complessità, l’abisso (non retorico, materiale semmai – e … l’abisso del materiale così come del materialismo), in una parola: la sommersione.

Non c’è insomma movimento fluttuante tra superficie o primo strato e aria, ma tra materia / cumulo da un lato, e zero ossia nulla (il “sempremai”, contraltare e verifica del benjaminiano sempreuguale), abisso e naufragio irreversibile dall’altro.

 

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