I’m not that (Erman Izzi). Rita Bonomo

 Ognuno di noi è più di uno, è molti, è una prolissità di se stesso. […] Fernando Pessoa

Lo specchio, il suo gioco: l’oggetto ritratto, ritrattato e poi restituito.

C’è un pittore alla corte del POP, si chiama Erman forse, o forse Mirco, forse Patrizio- ma certamente Izzi è il suo cognome.
C’è un pittore alla corte degli oggetti smarriti che ne rintraccia il possessore ed enigmisticamente poi ad esso li restituisce, in apparente casuale abbinamento.
E gli piace giocare al pittore, ad Erman Izzi, anche se pittore non è Erman Izzi, egli –in luogo di tavolozza e pennelli- imbraccia la sua Canon EOS 1000D e posto il fondo neutro, alla maniera d’un pittore di corte del ‘500-; prese dunque le dovute distanze attraverso il taglio ineccepibile dell’iconografia più tradizionale del ritratto; data la giusta luce dentro la quale il pittore plasma l’espressione del soggetto; dato il suo ermellino a ciascuno, prima si nasconde nel gioco dello straniamento ed infine -sotto le mentite spoglie dell’oggetto feticcio- si restituisce.
Così il ritratto, concepito con un’impeccabile pulizia formale, sembra voler permettere che ad esso si trasponga la menzogna dell’oggetto. Poi “ritratta” e, davanti al fruitore più attento, pare dire che esiste un gioco alchemico tra l’adoperato oggetto e, se potesse –detto oggetto – ritenersi talismano, il suo protetto. E si ribalta in indizio, quale segno distintivo, per poter meglio sopravvivere nel canto corale di questo I’m not that! Dove l’io trasecola davanti alle sue apparenti strutture patinate, con le ciglia glamour, l’incarnato perfetto, lo sguardo assente, e rivendica uno status ben più intimistico. Rivendica la pasta con cui è scolpito Mirco, ad esempio, che un tempo è stato bambino e che bimbo torna dietro la sua big babol nonostante il collare della “granditudine” . Restituisce alla memoria la barchetta di carta di Ian. E restituisce Patrizio alla sua identità di Patrizio, ad esempio, strappandosi dall’ingombro d’un passato eroico per ripristinarsi, libero, nella sua statura di anti-eroe insieme alla ribellione di Lalli e il suo anti-hitler che passando attraverso il minimalismo di Chaplin lo ridimensiona ad umanoide dalla precaria statura.
Dentro i suoi già venti ritratti, certamente destinati a diventare una moltitudine, attraverso l’ oggetto di collettiva memoria, Erman sembra mettere in atto l’abile gioco del ricondurre il fruitore alla pratica del riconoscimento. Un gioco al rimpiattino che include – necessario- il disvelamento: un gioco di specchi che innesta, necessaria, la traslazione dell’immagine riflessa; l’ologramma ripetuto ad libitum; lo sguardo del pittore ad interim attraverso il maleficio dell’ oggetto di collettiva memoria. Così mentre il fruitore sembra riconoscersi attraverso quel particolare segno distintivo in realtà rintraccia l’uomo dentro l’artista, rintraccia Erman e la prolissità di se stesso.
Questa infine, l’infinitudine del gioco.

Rita Bonomo

L’inaugurazione della mostra d’arte è alle ore 19.30.

Nella serata verrà allestito un set fotografico per la realizzazione di un ritratto I’m not that.

L’esposizione al Circoloculturale L’otto ha la durata di un mese, durante il quale il set fotografico rimane aperto per un’interazione diretta con l’oggetto RITRATTO.

I’M NOT THAT
Circoloculturale L’otto
Via Bramante, 65
Pesaro (PU)

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