Recensioni
LA PSICHIATRIA DEGLI INCURABILI
a cura di Giuseppe Rizza
Il ruolo dell’intellettuale non interessa più a nessuno. Al massimo è ambito come ruolo per i cosiddetti dibattiti televisivi.
Eppure, in mezzo a questa svalutazione del ruolo, ormai traslato a vera e propria offesa nella nuova narrazione politica della destra che governa il mondo – l’intellettuale arroccato nella sua torre d’avorio, simbolo dell’élite che ignora il popolo – ancora qualcuno rimpiange i Pasolini che scrivevano sui giornali e indicavano la strada.

Piero Cipriano è uno psichiatra critico, della psichiatria in primis, ma possiede anche il coraggio di additare la politica delirante che è in atto nella cura della malattia mentale, in ciò che è definito malattia, e degli attuali mezzi utilizzati per curarla.
In questo suo ultimo lavoro, La salute mentale è politica, riesce a compiere un ulteriore passo rispetto ad un suo precedente lavoro – che qui su Niederdgasse avevo commentato: Vita breve della psichiatria dal manicomio alla psichedelia e che a distanza di anni ritengo ancora fondamentale per comprendere la realtà presente e futura – illuminando il lettore sulle pratiche coercitive ancora in atto in psichiatria.
Cipriano, così scomodo nel rifiutare il potere costituito accusa la psichiatria ufficiale di essere come nella famosa sentenza di Vittorini una suonatrice di piffero, non della rivoluzione ma della coercizione e della violazione della libertà individuale.
Da basagliano convinto l’autore spiega come la psichiatria sia diventata nient’altro che uno strumento utile per bloccare le menti invece che liberarle, così come di legare – in senso letterale – i corpi di chi soffre di disagio psichico.
Come? Attraverso l’uso massiccio di farmaci diventati l’unica cura possibile e normale conseguenza alla irreversibile proliferazione di psicosi, disturbi mentali, e diagnosi preconfezionate.
La psicoanalisi asservita al controllo e al potere.
Sembra un romanzo distopico, ma assomiglia terribilmente alla realtà.
Una realtà in cui la narrazione racconta ben altro – l’Italia all’avanguardia grazie alla legge Basaglia, per aver dismesso i manicomi – ma che nasconde una realtà ulteriore, purtroppo diversa: l’uso del contenimento fisico come pratica ampiamente utilizzata nelle strutture attuali che di fatto hanno sostituito i manicomi in maniera subdola.
Cipriano in altri tempi forse sarebbe stato proposto a capo di una commissione per riformare l’impianto della psichiatria pubblica – di fatto attualmente assente – o anche come possibile ministro della Salute: ma nell’attuale magma politico e sociale tutto ciò non solo sarebbe impensabile, ma si avvicinerebbe più a un atto di crudeltà nei suoi confronti.
In questa dinamica, dove è faticoso perfino scorgere in lontananza la circolare luce del faro, forse il ruolo dell’intellettuale – che verrebbe facilmente stritolato in mezzo all’attuale comunicazione – potrebbe ambire a questo: sussurrarci che dall’altro lato dell’orizzonte esiste una costa, un approdo non ancora pienamente conosciuto.
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