Recensioni
SI CROCETTI CHI PUÒ
Fra le terre emerse del sistema editoriale italiano, si può contare si sa solo su poche isole su cui attraccare in cerca di salvezza.
Per i naufraghi amanti della poesia esistono poi davvero poche certezze.
Fra collane storiche ormai in via di glaciazione e case editrici ridotte a piccoli scogli in mezzo ai marosi della distribuzione, rimangono ben poche luci trasmesse dai fari.
Fra queste sicuramente la Crocetti vanta ormai una fedeltà di pubblico che nel tempo ha permesso anche di allargare la base del famoso zoccolo duro di lettori.
Da decenni ormai riesce a proporre – anche grazie al lavoro parallelo della storica rivista Poesia – voci che provengono da ogni parte del mondo e che nel tempo hanno permesso ai lettori di conoscere autori e realtà anche lontani.
Con questo recente Versi a dio sotto la curatela di Davide Brullo, Antonio Spadaro, e Nicola Crocetti, vengono proposte una serie di testimonianze scritte che provengono da culture – religiose e non – di ogni continente e di ogni epoca.

È questa infatti una corposa antologia che viene definita di poesia religiosa, ma che nominata tale rappresenta quasi una svalutazione rispetto alla complessità della ricerca storica proposta dal volume.
Suddivisa per grandi religioni, l’antologia riesce nel tentativo di soddisfare vari profili, non fossilizzandosi su un’idea di sacro e di religiosità che ha solo a che fare strettamente con un dio, ma allargando il campo di indagine su un concetto di spiritualità che da sempre contraddistingue la storia dell’uomo e delle civiltà.
Versi a dio pertanto rappresenta un esempio di proposta che abbraccia la dimensione ontologica dell’essere umano sfrondando i confini disciplinari: è antropologia, storia, sociologia, e non solo un ventaglio di espressioni dell’umano che hanno a che fare con la storia delle religioni.
Si tratta pertanto di una antologia che registra tutti i sommovimenti dell’umanità in una forma che si estende non solo geograficamente e storicamente – uno dei pregi del libro è infatti quello di non essere schiavo di una narrazione esclusivamente occidentale – ma che riesce anche nell’intento di superare le riserve che di solito provocano le antologie: cioè quelle di apparire come un’inevitabile scelta personale del curatore.
Infatti alla lettura Versi a dio vince la scommessa di non risultare una antologia per persone legate a una fede religiosa – e questo malgrado il lavoro sia presentato da una introduzione del pontefice – ma di essere una proposta non solo godibilissima per i non credenti, ma anche per chi ama o allo stesso tempo non conosce la poesia.
È anche grazie a lavori come questo che chi legge riesce a far sconfinare i limiti della propria ragione e ad accorgersi una volta di più quanto ciò che viene considerato come ultraterreno e trascendentale può essere fermato dalla parola per convincerci della vastità e grandezza di cui è capace il genere umano.
Una grandezza che in questi anni di illogica guerra diventa ridimensionata e sterile rispetto a quella di cui era capace la nostra immaginazione e anche il nostro corpo – basta leggere svariati esempi dell’antologia in cui il trascendentale cercato e invocato dall’uomo secoli fa sembra attuale e moderno quanto un saggio sulla contemporanea rinascita psichedelica.
Tornando infine al discorso introduttivo riguardante il panorama editoriale italico, non possiamo non citare nel percorso recentemente avviato da Crocetti a seguito dell’entrata della stessa nel gruppo Feltrinelli, come dalla storica nascita della rivista Poesia – targata 1988 – si sia passati a pubblicare anche narrativa, decisamente di qualità se pensiamo solo alla riproposta di un autore fra i più importanti del panorama americano e non solo, come Aleksandar Hemon.
È infatti di recente ripubblicazione per Crocetti un titolo che da tempo mancava nelle librerie italiane e che vanta ancora adesso crismi da romanzo di culto dopo l’indisponibilità dell’edizione einaudiana: Il progetto Lazarus.
Giuseppe Rizza
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