LO STRAMPARLONE 2

a cura di Manuel Omar Triscari

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LE OPERE E I GIORNI.

 

Molti di coloro che hanno scritto e scrivono su Hrabal (recensori, critici e giornalisti) partono dalla morte dello scrittore, dall’eccezionalità della sua morte, avvenuta a 82 anni per essersi sporto eccessivamente, mentre era intento a sfamare alcune colombe, dalla finestra dell’ospedale nel quale era ricoverato. Ma chi lo conosceva bene, come Sergio Corduas, smentisce la fortuità della morte e propende per la tesi del suicidio, unico modo per interrompere quella vita che ormai gli sfuggiva.

La famiglia Hrabal in una foto del 1920. Bohumil è al centro tra i genitori.

Bohumil Hrabal nasce nel 1914 in Židenice, sobborgo di Brno. Nel 1919 la famiglia si trasferisce in Nymburk, nella Boemia centrale, dove il padre ottiene un impiego come amministratore in una fabbrica di birra. La città conserverà sempre un ruolo eminente nella vita e nell’opera dello scrittore. E sempre lì a Nymburk arriva lo zio Pepin, colui che diventerà in seguito il suo primo e unico maestro, come conferma l’autore stesso.

Intanto la carriera scolastica del giovane Bohumil procede male: non brilla e soffre le regole e la rigida disciplina dell’istituzione. Nel 1934 riesce comunque a conseguire la maturità scientifica e l’anno successivo si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Praga.

Hrabal non ha la cultura di un letterato, nel periodo degli studi universitari non frequenta gruppi di artisti più o meno organizzati, ai quali si avvicinerà solo più tardi, senza mai aderire a un programma comune dichiarato. Di quegli anni sono anche i primi tentativi poetici: scrive alcuni versi che compaiono sul giornale di Nymburk Občanské Listy nel 1937.

Nel 1939, con l’occupazione nazista e la conseguente chiusura delle università ceche, Hrabal inizia un praticantato presso un notaio. Comincia così la lunga sfilza dei suoi lavori che ha contribuito non poco alla creazione della sua leggenda.

Dalla studio notarile passa infatti a una cooperativa di ferrovieri a Mymburk, dove lavora come magazziniere, evitando così la partecipazione diretta alla guerra. Tra il 1942 e il 1945 è operaio a Dobrovice e poi manovratore a Kostomlaty.

Negli anni dell’occupazione s’intensifica l’amicizia con il musicista Marysko e insieme i due portano avanti il progetto della stesura di un manifesto contenente i principi estetici da loro condivisi creando così il Neopoetismo, un movimento che racchiude al suo interno il frutto dell’esperienza surrealistica fusa a quella del poetismo. Dopo la guerra Hrabal s’iscrive al partito comunista dal quale uscirà tuttavia poco tempo dopo.

Riprende gli studi universitari e, nel 1946, si laurea. Il peregrinare da un lavoro all’altro resta però una costante della sua biografia: assicuratore e poi commesso viaggiatore, non eserciterà mai la professione per la quale ha studiato. A questi anni risalgono le prime prose importanti: il racconto esistenziale “Caino” e il collage “Mortomat”.

Nel 1949 lavora alle acciaierie Poldi di Kladno, periodo questo che segnerà una svolta: l’esperienza diretta con il duro lavoro, il contatto con gli altri operai, cambieranno la sua vita e la sua poetica. Inizia così la fase del realismo totale, mossa dall’intento di rappresentare la realtà nella sua totalità, con i suoi lati brutali e oscuri, senza alcuna funzione politica (idea, questa, in opposizione alla poetica dominante del realismo socialista). L’ambiente delle acciaierie farà da sfondo a molte sue opere quali “La bella Poldi” e “Jarmilka” [Hrabal2003], testi talmente crudi da rimanere inediti per lungo tempo, anche a causa dell’opprimente censura che gravava sul panorama letterario ceco dell’epoca.

Nel 1950 si trasferisce a Libeň, un sobborgo di Praga in cui, in seguito, abiterà anche l’amico Vladimir Boudnik, considerato oggi come uno dei più grandi artisti visuali cechi. Anche la casa di Libeň assumerà un ruolo fondamentale nella vita di Hrabal, per gli stimoli culturali di cui fu sede. Nel testo “Un tenero barbaro” [Hrabal1994] del 1973, Hrabal racconta quegli anni di amicizia e di fermento durante i quali Praga fu terreno fertile per la formazione della cultura alternativa ceca di quell’epoca. In realtà, Hrabal, pur facendone parte, rappresenta sempre una presenza a sé, distante da gruppi e tendenze. L’ambiente da osteria inizia in quegli anni a rappresentare non solo un luogo d’incontro vitale per i giovani intellettuali di allora, ma anche un nuovo ambiente creativo, da osservare e da rappresentare.

Nel 1952, in seguito a un grave incidente alla testa, termina il suo lavoro alle acciaierie Poldi e nel 1954 si impiega presso un deposito di carta da macero, come descritto in “Una solitudine troppo rumorosa” [Hrabal1987].

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