LO STRAMPARLONE 4

a cura di Manuel Omar Triscari

LE OPERE E I GIORNI

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Nemmeno questa espressione è stata accettata senza obiezioni.

Il termine suggerisce sì la caratteristica principale dei personaggi hrabaliani, cioè il parlare troppo, l’esagerare, ma al livello del significante non risulta molto riuscito. Mentre le parole ceche pábitel, pábit e soprattutto pábení sono decisamente eufoniche, le espressioni corrispondenti in italiano “stramparlone”, “stramparlare” e “stramparlaggine” non lo sono. In questo senso (e qui mi permetto un’osservazione personale e, in quanto tale, soggettiva) l’eufonia delle espressioni ceche rende il pábitel un personaggio simpatico il cui parlare esagerato, se non è proprio piacevole, desta un sorriso indulgente; d’altra parte lo “stramparlone”, dal suono della parola, pare un chiacchierone fastidioso. Pábení contiene in sé qualcosa di poetico, se non addirittura fiabesco (anche per la somiglianza con parole come vábení e mámení). Questa sfumatura di significato nella “stramparlaggine” è difficilmente percepibile.

Si confronti il brano citato in apertura del presente volume in cui Hrabal descrive i suoi personaggi con la traduzione in italiano (1964): <<Sono gli stramparloni. E stramparlone è chi stramparla, e chi stramparla è stramparlone e il suo modo di fare è stramparlare. Dunque stramparlone è chi fronteggia costantemente un oceano di pensieri molesti. Il suo monologo è un continuo fluire, ora è un fiume sotterraneo che scorre nella cavità della mente, ora si riversa fuori dalla bocca. Il suo monologo passa di bocca in bocca come una fiaccola accesa in mano alla staffetta della lingua. Lo stramparlone è strumento della lingua, la arricchisce di tutte le tenerezze e i trucchi di cui si interessa la linguistica. Lo stramparlone di regola non ha letto quasi niente, ma in compenso ha osservato molto e ascoltato molto. E non ha dimenticato quasi niente. È incantato dal monologo interiore che lo accompagna in giro per il mondo come un pavone dalle sue belle piume.>> [Hrabal2003: 1773]).

Una terza proposta su come risolvere il problema della traduzione adatta consiste nel lasciare la parola pábitel non tradotta. Adotta questa soluzione Sassi [Sassi2004], che nella sua recensione al volume delle “Opere scelte” ne trova un sostegno nel fatto che la letteratura ceca in modo simile ha già regalato a molte lingue la parola robot. La proposta di Sassi non è insensata, dato che la parola pábitel sembra essere nota alla maggior parte dei lettori e sostenitori di Hrabal. Lo dimostra la sua occorrenza frequente nelle recensioni e negli articoli sullo scrittore e, per esempio, anche il nome del circolo culturale udinese “Pábitelé”. Nelle pagine web del circolo troviamo la caratterizzazione dei pábitelé nella traduzione di Giorgio Cadorini, il quale lascia il sostantivo pábitel nella forma originaria e da esso deriva la neoformazione italiana del verbo “pabitare”.

Come è già stato accennato, “Pábitelé” è anche il titolo della raccolta di racconti pubblicata in Cecoslovacchia nel 1964. Si tratta del secondo libro di Hrabal pubblicato ufficialmente in patria dopo lunghi anni di silenzio forzato. Negli anni duri dello stalinismo Hrabal, non potendo pubblicare, si trovava ad accumulare esperienze di vita facendo vari mestieri (tra l’altro lavorò come operaio nelle acciaierie di Kladno) e riversava queste esperienze su carta nello spirito del “realismo totale”. I testi, che rispecchiavano fedelmente l’assurdità e la brutalità dell’epoca, dovettero attendere nel cassetto l’atmosfera più libera degli anni ‘60. Eppure neanche allora poterono uscire nelle loro versioni originarie per la forza espressiva con cui raffiguravano la realtà, per la volgarità posta in contrasto con gli slogan ottimistici del comunismo, per l’innovazione e l’originalità nei temi e nello stile. È noto che Hrabal rielaborava in continuazione i propri testi, li riscriveva creando nuove varianti, ripescava temi già utilizzati, sperimentava varie forme e generi. Comunque, molti cambiamenti furono dettati dalla censura comunista e dalle richieste degli editori. Malgrado questi interventi forzati, anche i testi pubblicati ufficialmente mantennero un alto livello di originalità e qualità artistica. Ma bisogna precisare che in quel momento i critici e i lettori avevano a disposizione solo le versioni ufficiali dei testi di Hrabal: quando poi si diffusero anche le versioni precedenti, molto più innovative ed espressivamente forti, i cambiamenti operati dallo scrittore suscitarono molte polemiche e critiche [Lopatka2010: 41–52].

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